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Mondo Impresa
    di Fabio Salvati
     
 
Cosí catene e reti cambiano il panorama del trade
     
 
 
  Si consolidano network già esistenti e nascono progetti che stanno modificando
la distribuzione del mobile: maggiore concentrazione e nuovo ruolo del brand.
Anche in Italia si iniziano ad avvertire nel settore dell ’arredamento i primi segnali di consolidamento del trade.Alcuni produttori hanno lanciato catene di negozi che iniziano a garantire una copertura territoriale fitta e quote di mercato visibili.Divani&Divani ha quasi 130 punti vendita e Chateau D ’Ax è a
quota 100.In fasce di mercato più alte,aziende come Flou,Poltrona Frau e Schiffini hanno già reti importanti di monomarca. In parallelo crescono le catene della distribuzione moderna,soprattutto nella fascia di prezzo medio-bassa.Ikea in pochi anni ha aperto 8 grandi superfici e l ’anno scorso ha
fatturato 547 milioni di euro.Sulla sua scia stanno crescendo operatori ambiziosi. Emmelunga prevede un fatturato 2003 superiore ai 90 milioni di euro e intende raggiungere in tempi relativamente brevi la copertura dell’intero territorio nazionale.Il gruppo Ricci Casa ai negozi con l ’insegna storica af-
fianca la rete Poltrone&Sofà,con più di 80 pdv sul territorio nazionale e ha lanciato nel 2002 il progetto Habby.Posizionato nella fascia media,il progetto intende federare 400 pdv indipendenti entro il 2005,con l ’obiettivo di una quota di mercato fra il 7 e il 10%. Alcuni dettaglianti indipendenti stanno spe-
rimentando già da qualche anno forme di associazionismo per ottenere economie di scala su diverse attività.Negli ultimi tempi stanno vedendo la luce nuovi progetti.Un esempio di fascia alta è Shelter,un network che ha l ’obiettivo di coinvolgere 150 negozi con un progetto comune esteso al formato,agli
acquisti,alla formazione e alla comunicazione.Se la realtà italiana si allineerà a quella dei mercati stranieri,il risultato di medio- lungo periodo dovrebbe consistere in una riduzione sensibile del numero totale di punti vendita e in un forte aumento delle quote di mercato delle catene della distribuzione mo-
derna e dei negozi appartenenti a centrali di acquisto.A livello qualitativo dovrebbe verificarsi un aumento della professionalità del trade e della specializzazione dei pdv per prodotto e per marca.Se questo è lo scenario finale,per i produttori si aprono allo stes- so tempo grosse minacce e notevoli opportunità di crescita.La concentrazione della distribuzione e l ’aumento del suo potere contrattuale producono inevitabilmente una selezione dei produttori di cui beneficeranno quelli che sapranno adattarsi meglio e più rapidamente alle mutate esigenze.Alcune indicazioni sulle possibili strategie da adottare possono essere dedotte da esperienze estere e da comparti dove la distribuzione tradizionale ha lasciato spazio a quella moderna.Nella fascia medio-alta sarà importante lavorare sullo “status ”del prodotto,unendo a qualità tecniche e progettuali una serie di attributi immateriali ma determinanti
per guadagnare spazio nel trade.L ’obiettivo è un “sistema prodotto ”distintivo in grado di tenere alla larga la concorrenza nei pdv plurimarca e di attirare clienti nei monomarca.A questo fine sono essenziali una politica di comunicazione in linea con il posizionamento e i target del prodotto e un ’accurata selezione del trade,in modo da evitare disallineamenti qualitativi fra il posizionamento voluto dal produttore e quello realmente trasmesso dal canale di vendita.Determinante in questo senso è poi una forte collaborazione col trade e un supporto costante in termini di formazione,di strumenti di marketing e di investimenti sul servizio post-vendita.Un elemento importante,ma solitamente poco considerato in questa fascia di mercato,è il lavoro sul costo del prodotto,con l ’obiettivo di garantire sia al produttore sia al distributore margini adeguati per investimenti che permettano di costruire punti di forza difendibili nel tempo.Nella fascia media e in quella del prodotto di massa è importante decidere tempestivamente fra due alternative: produrre articoli no name o a marchio del distributore oppure concentrarsi su brand aziendali.Esse non si escludono,ma richiedono logiche gestionali e strategiche diverse,
governabili ad esempio tramite un ’organizzazione basata su business units.In entrambi i casi è fondamentale la capacità di assicurare al trade una fortissima competenza manifatturiera che assume tre dimensioni principali:costo,capacità di innovazione,affidabilità delle forniture in termini di quantità,costanza della qualità e rispetto dei tempi di consegna.Lo sviluppo di questa capacità im-
plica una gestione attenta sia della produzione diretta,con investimenti in tecnologie produttive e informatiche,sia di quella indiretta,sviluppando forme di integrazione e collaborazione di lungo periodo con i subfornitori principali e monitorando le possibili alternative.Nel caso in cui si punti sul brand
del produttore è essenziale unire alla capacità manifatturiera logiche di marketing simili a quelle dei beni di largo consumo,con investimenti importanti.L ’obiettivo è un maggiore potere contrattuale nei confronti del
trade dovuto ad una notorietà del brand tale da influenzare le preferenze del consumatore.Servono in primo luogo scelte strategiche forti,tempestive e spesso scomode. Occorre poi chiarezza di idee per quanto riguarda i progetti operativi.
   
 
   
 
 
 
 
 
 
 
 


 
 

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