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Un ’azienda
flessibile e orientata a un successo duraturo deve massimizzare
e valorizzare il potenziale del suo patrimonio cognitivo.
Per questo anche nelle Pmi occorre un sistema informativo
strategico
organizzato e monitorato secondo criteri rigorosi.
Oggi viviamo nella società della conoscenza e delle
relazioni. Peter Drucker ci ricorda che la knowledge society
“è una società di conoscenze...
perché è globale in materia di danaro,economia,carriere,tecnologie,di
questioni di fondo e soprattutto in materia di informazione...ha
bisogno perciò di una cultura universale ”.
Nella knowledge society opera la moderna impresa la cui capacità
di conoscenza è stimolata dalla aumentata scolarità,dalle
relazioni internazionali e dalle stesse nuove tecnologie informatiche
che rendono accessibili dati per tutte le aziende in grande
quantità,varietà e variabilità. internet
sta sviluppando ancora di più queste capacità.Come
rilevava un convegno SDA Bocconi nel marzo 2003,dopo una prima
fase di ‘acculturamento ’in cui le aziende avevano
messo in rete più le relazioni che le negoziazioni,ora
la net economy è al secondo atto e sta diventando un
fattore vitale spostando il suo focus
dalle tecnologie web ‘in sé ’alle applicazioni
concrete nelle imprese e nelle organizzazioni.L ’e-business
ormai investe il trattamento delle informazioni per la progettazione,gli
acquisti,le vendite (CRM),la gestione finanziaria e le risorse
umane. Si modificano le competenze,gli organigrammi e le stesse
gerarchie.
Anche nelle piccole e medie imprese la conoscenza applicata
e le ICT possono costituire un valore distintivo perché
generano capacità di moltiplicare i saperi e fare intelligence
economica:perciò la conoscenza diffusa deve essere
considerata una risorsa strategica per innalzare le competenze
professionali, per fare previsioni,per assumere decisioni
tecniche o commerciali di fronte ad eventi temuti o sperati.La
net economy è inoltre essenziale nella nuova
gestione dei distretti industriali e nelle operazioni di delocalizzazione.
Tuttavia nelle Pmi che incontriamo come consulenti non è
frequente osservare pratiche di valorizzazione delle conoscenze
e spesso manca un vero sistema informativo strategico organizzato
e monitorato secondo criteri rigorosi.
Da qui nasce l ’esigenza di attivare processi e progetti
di knowledge management.
IL KNOWLEDGE MANAGEMENT E I SUOI STRUMENTI
Un ’azienda flessibile,che vuole avere successo duraturo,deve
essere una organizzazione basata sulla conoscenza e deve massimizzare
il potenziale del suo patrimonio cognitivo.
Sviluppare un processo di cambiamento di questo genere significa
muovere una vera e propria rivoluzione culturale per cui il
processo stesso di definizione,di gestione del cambiamento,deve
essere all ’interno di questa logica.Senza divaricazione
tra strategia e organizzazione,tra impresa e
organizzazione. Dunque la gestione e la creazione di nuova
conoscenza in azienda deve permettere di: -valorizzare ed
accrescere il capitale cognitivo ‘tacito ’,cioé
in possesso degli individui dell ’organizzazione ma
non esplicitato
completamente;
-valorizzare ed accrescere la conoscenza ‘riusabile
’(cioé la conoscenza organizzativa ‘esplicita
’)in modo da essere condivisibile da più individui
della stessa organizzazione in modo autonomo (istruzioni,modelli,
procedure, strumenti ecc);
-sfruttare in modo convergente il capitale cognitivo ‘tacito
’ed ‘esplicito ’in modo da rendere ripetibile
-attraverso un dato processo formalizzato -il modo in cui
si possono sviluppare anche processi innovativi.
Gli strumenti attuativi dei progetti di KM sono:il sistema
informativo,i processi,la
cultura aziendale e alcuni requisiti di base (in particolare
deve essere disponibile una ‘mappa aziendale ’,i
processi devono essere validati e definiti i criteri della
riutilizzabilità delle informazioni).
Un tale sistema (definibile anche Business Process Management)deve
coprire l ’intero organismo aziendale,includere indicatori
di ‘segnali deboli ’sullo stato dell ’organizzazione
e indicatori di performance di processo in modo da essere
associato a responsabilità ben definite,oltre che essere
riutilizzabile come base per un sistema premiante.Si tratta
dunque di un approccio che coniuga qualità totale (Iso
9001:2000),business process reengineering e gestione per processi,rendendo
espliciti i legami tra strategie e processi orientati ai clienti
e ai partners.
IL PROGETTO VIGILANCE NELLE PMI EUROPEE
Negli scorsi anni chi scrive ha fatto parte del ristretto
team nazionale di consulenti che hanno applicato anche in
Italia il progetto Vigilance (dal fondo Adapt rivolto alle
Pmi dell ’UE e attivo da circa 20 anni in vari paesi
europei),che può servire da esempio per i processi
di cui abbiamo auspicato
l ’attivazione.L ’intervento consulenziale infatti
doveva portare le imprese partecipanti ad analizzare il sistema
informativo esistente,valutare i punti forti e deboli dell
’organizzazione,ricercare le minacce e opportunità
esterne,rilevare gli eventi temuto sperati e le loro conseguenze
sui 7 equilibri organizzativi dell ’impresa(prodotto/tecnologia/mercati,azienda/ambiente
istituzionale,risorse umane,azionisti/dipendenti,management/organizzazione,necessità
finanziarie,sviluppo cultura aziendale),individuare gli indicatori
delle informazioni da assumere e le fonti relative,definire
il sistema informativo strategico,anticipare le soluzioni
creando alternative e valutandone costi/benefici,assumere
le decisioni strategiche,mantenere il sistema
informativo strategico sempre attivo. |