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Marketing Management
    di Carlo Baldassi
     
 
L'impresa della conoscenza
     














 

 

 



 

Un ’azienda flessibile e orientata a un successo duraturo deve massimizzare
e valorizzare il potenziale del suo patrimonio cognitivo.
Per questo anche nelle Pmi occorre un sistema informativo strategico
organizzato e monitorato secondo criteri rigorosi.

Oggi viviamo nella società della conoscenza e delle relazioni. Peter Drucker ci ricorda che la knowledge society “è una società di conoscenze...
perché è globale in materia di danaro,economia,carriere,tecnologie,di questioni di fondo e soprattutto in materia di informazione...ha bisogno perciò di una cultura universale ”.

Nella knowledge society opera la moderna impresa la cui capacità di conoscenza è stimolata dalla aumentata scolarità,dalle relazioni internazionali e dalle stesse nuove tecnologie informatiche che rendono accessibili dati per tutte le aziende in grande quantità,varietà e variabilità. internet sta sviluppando ancora di più queste capacità.Come rilevava un convegno SDA Bocconi nel marzo 2003,dopo una prima fase di ‘acculturamento ’in cui le aziende avevano messo in rete più le relazioni che le negoziazioni,ora la net economy è al secondo atto e sta diventando un fattore vitale spostando il suo focus
dalle tecnologie web ‘in sé ’alle applicazioni concrete nelle imprese e nelle organizzazioni.L ’e-business ormai investe il trattamento delle informazioni per la progettazione,gli acquisti,le vendite (CRM),la gestione finanziaria e le risorse umane. Si modificano le competenze,gli organigrammi e le stesse gerarchie.
Anche nelle piccole e medie imprese la conoscenza applicata e le ICT possono costituire un valore distintivo perché generano capacità di moltiplicare i saperi e fare intelligence economica:perciò la conoscenza diffusa deve essere considerata una risorsa strategica per innalzare le competenze professionali, per fare previsioni,per assumere decisioni tecniche o commerciali di fronte ad eventi temuti o sperati.La net economy è inoltre essenziale nella nuova
gestione dei distretti industriali e nelle operazioni di delocalizzazione.
Tuttavia nelle Pmi che incontriamo come consulenti non è frequente osservare pratiche di valorizzazione delle conoscenze e spesso manca un vero sistema informativo strategico organizzato e monitorato secondo criteri rigorosi.
Da qui nasce l ’esigenza di attivare processi e progetti di knowledge management.

IL KNOWLEDGE MANAGEMENT E I SUOI STRUMENTI
Un ’azienda flessibile,che vuole avere successo duraturo,deve essere una organizzazione basata sulla conoscenza e deve massimizzare il potenziale del suo patrimonio cognitivo.
Sviluppare un processo di cambiamento di questo genere significa muovere una vera e propria rivoluzione culturale per cui il processo stesso di definizione,di gestione del cambiamento,deve essere all ’interno di questa logica.Senza divaricazione tra strategia e organizzazione,tra impresa e
organizzazione. Dunque la gestione e la creazione di nuova conoscenza in azienda deve permettere di: -valorizzare ed accrescere il capitale cognitivo ‘tacito ’,cioé in possesso degli individui dell ’organizzazione ma non esplicitato
completamente;
-valorizzare ed accrescere la conoscenza ‘riusabile ’(cioé la conoscenza organizzativa ‘esplicita ’)in modo da essere condivisibile da più individui della stessa organizzazione in modo autonomo (istruzioni,modelli, procedure, strumenti ecc);
-sfruttare in modo convergente il capitale cognitivo ‘tacito ’ed ‘esplicito ’in modo da rendere ripetibile -attraverso un dato processo formalizzato -il modo in cui si possono sviluppare anche processi innovativi.
Gli strumenti attuativi dei progetti di KM sono:il sistema informativo,i processi,la
cultura aziendale e alcuni requisiti di base (in particolare deve essere disponibile una ‘mappa aziendale ’,i processi devono essere validati e definiti i criteri della riutilizzabilità delle informazioni).
Un tale sistema (definibile anche Business Process Management)deve coprire l ’intero organismo aziendale,includere indicatori di ‘segnali deboli ’sullo stato dell ’organizzazione e indicatori di performance di processo in modo da essere associato a responsabilità ben definite,oltre che essere riutilizzabile come base per un sistema premiante.Si tratta dunque di un approccio che coniuga qualità totale (Iso 9001:2000),business process reengineering e gestione per processi,rendendo espliciti i legami tra strategie e processi orientati ai clienti e ai partners.

IL PROGETTO VIGILANCE NELLE PMI EUROPEE
Negli scorsi anni chi scrive ha fatto parte del ristretto team nazionale di consulenti che hanno applicato anche in Italia il progetto Vigilance (dal fondo Adapt rivolto alle Pmi dell ’UE e attivo da circa 20 anni in vari paesi europei),che può servire da esempio per i processi di cui abbiamo auspicato
l ’attivazione.L ’intervento consulenziale infatti doveva portare le imprese partecipanti ad analizzare il sistema informativo esistente,valutare i punti forti e deboli dell ’organizzazione,ricercare le minacce e opportunità esterne,rilevare gli eventi temuto sperati e le loro conseguenze sui 7 equilibri organizzativi dell ’impresa(prodotto/tecnologia/mercati,azienda/ambiente istituzionale,risorse umane,azionisti/dipendenti,management/organizzazione,necessità finanziarie,sviluppo cultura aziendale),individuare gli indicatori delle informazioni da assumere e le fonti relative,definire il sistema informativo strategico,anticipare le soluzioni creando alternative e valutandone costi/benefici,assumere le decisioni strategiche,mantenere il sistema
informativo strategico sempre attivo.


   
 
 
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