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La fidelizzazione
passa attraverso la capacità di trasformare le informazioni
in strategie differenziate, individuando ordini di priorità
e definendo iniziative personalizzate.
Siamo in tempi di cambiamento e competizione affannosa: gestire
le imprese quando il mercato diventa incerto e difficile rappresenta
la sfida quotidiana di imprenditori e manager. Il primo fronte
da presidiare è quello interno: i costi e i processi
che utilizzano le risorse aziendali. Ma è importante
soprattutto il secondo fronte, quello esterno: i mercati e
i clienti. Il marketing moderno si basa notoriamente sul concetto
di personalizzazione e l’intera organizzazione deve
essere concentrata sui clienti utilizzando l’intero
mix. Sia i prodotti sia i processi devono corrispondere a
valori - funzionali e culturali - atti a costruire relazioni
stabili e profittevoli con determinati segmenti di mercato,
coinvolgendo l’intera catena del valore dell’impresa
(Customer relationship management - CRM). E differenziandosi
dai competitori.
A questo riguardo, oggi la Net Economy ci fornisce inoltre
strumenti digitali assai importanti per governare le relazioni
con clienti e partners. Ma che significa fidelizzare?
Secondo Peppers & Rogers (noti guru del CRM) ora la sfida
è trasformare programmi di frequenza delle vendite
in veri programmi di fidelizzazione. «La fedeltà
consiste più in una filosofia globale di business che
nel gestire programmi di sconti ai clienti… I business
che infondono fedeltà nelle azioni di merchandising,
nelle politiche di remunerazione dei collaboratori ed altre
attività ottengono la fedeltà dei loro clienti
senza il ‘trucco’ delle raccolte punti. La sfida
oggi per aziende a tutti i livelli è ridisegnare l’intero
business rendendo la fidelizzazione un obiettivo strategico.
Il Loyalty Marketing premia le strategie basate sui clienti
più profittevoli (Most valuable customers - MVC) e
aumenta il valore di ogni singolo cliente: deve diventare
la via strategica del business».
Come misurare la potenzialità
Ma come misurare il valore dei clienti?
Che la vostra azienda sia B2C oppure B2B è anzitutto
indispensabile avere una strategia di marketing che valorizzi
le informazioni.
Occorre quindi avere programmi SW gestionali che raccolgano
l’enorme messe di dati che ogni azienda moderna possiede.
Penso alle nostre imprese del made in Italy che distribuiscono
attraverso canali indiretti (negozianti), ma anche ai programmi
fedeltà di grandi catene della gdo come Tesco e Wal
Mart. Oppure ai programmi fedeltà delle compagnie aeree
verso i frequent flyers, e alle banche. Sulle schede (informatizzate)
occorrerà indicare dunque i consuntivi di acquisto,
ma anche i potenziali di quel tipo di cliente (desunti da
statistiche affidabili) e (possibilmente) altri suoi fornitori.
Pensando ai rivenditori di mobili, sulle schede occorrerà
indicare, oltre ai ricavi, i costi della gestione di quello
specifico rapporto d’affari:
- costi di primo livello (e quindi i margini lordi dei prodotti
venduti a quel cliente);
- costi commerciali specifici (costi di vendita e promozioni,
contestazioni, merchandising, ecc.);
- costi di gestione specifici (numero e importo degli ordinativi,
costi di gestione dell’ordine, costi logistici, costi
finanziari, ecc).
Il risultato è costituito dai margini netti di quel
rapporto d’affari.
Infine, è necessario valutare la redditività
in rapporto a parametri nazionali o di zona. Così occorre
fare per verificare le vendite di zona in rapporto agli indici
di assorbimento dei consumi della zona stessa.
Indirizzare risorse e forza vendita
Naturalmente non si devono ‘trascurare’ gli altri
clienti attualmente meno redditizi, ma prendere atto della
diversa situazione in ordine di priorità. Diversa la
situazione, differenti le azioni di marketing.
Matrici come la Boston Consulting Group o la Mc Kinsey da
tempo aiutano a segmentare la clientela in relazione agli
acquisti, alla redditività e alle prospettive. Il buon
senso dice che i clienti più fedeli sono tendenzialmente
più redditizi (ad esempio, per i minori costi di set
up del rapporto) anche se non sempre le aziende ne tengono
conto. Spesso si spendono ingenti risorse (quali pubblicità,
cataloghi, fiere, ecc.) per ‘conquistare’ i clienti,
ma poi…
Il valore attuale effettivo del cliente diventa (in una successiva
fase) la definizione del valore potenziale, del cosa dobbiamo
fare per soddisfarlo nelle sue mutevoli esigenze e fidelizzarlo.
Così, ad esempio, la Fiat attiva da anni il MOS (Minimum
operating standard) per misurare i propri concessionari sia
in assoluto sia in rapporto a indici di performance.
Lexicon Olivetti aveva distinto i suoi concessionari (occasionali)
in Top, Executive, Standard e Office partner e questi ultimi
non dovevano essere visitati dalla forza vendite diretta,
ma seguiti solo dalla sede per abbattere i costi. LightRiver
Tecnologies, negli Usa, vende sistemi ICT e distingue i clienti
in A (collaborativi), B (regolari) e C (potenziali) distinguendo
anche i livelli di servizio. Così il loro management
sostiene che non intende gestire relazioni d’affari
con ‘qualsiasi cliente’, ma scegliere dove orientare
i propri sforzi.
L’italiana MCZ Caminetti distingue i suoi rivenditori
principali in Gold e Silver e sta attivando un più
efficace sistema di trade marketing che ne consideri le diverse
performance,la redditività e la potenzialità,per
indirizzare di conseguenza la forza vendite. Snaidero,leader
europeo nelle cucine,ha at-
tivato un programma di CRM verso i clienti migliori che prevede
anche servizi Intranet specifici e una relazione interattiva.
Un orientamento strategico che indirizzi dunque le risorse
per generare redditività attraverso il valore dei e
per i clienti. |