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Il riconoscimento
del prodotto made in Italy ha già aggiunto i massimi
livelli. Ma il cliente vuole di più e ogni azienda
dovrà scegliere e calibrare
il proprio sistema di offerta
Il concetto di impresa eccellente è uno dei più
fraintesi nel campo dell’economia aziendale, anche a
causa di una letteratura sull’argomento che ha una certa
tendenza all’agiografia. Spesso con questo termine si
sottintende un’azienda capace di usare impegno mentale,
tempo e risorse per schiacciare la concorrenza su tutti i
fronti: prodotti, qualità, servizio, apporti con il
cliente e
con il mercato, capacità distributive e di marketing,
ecc. Si tratta più di un mito che di una situazione
rintracciabile nella realtà.
Una prevalenza in tutti gli aspetti della competizione, oltre
ad essere una situazione rarissima, probabilmente rappresenta
uno spreco di risorse. In realtà il successo di un’azienda
(come già accennato nel numero scorso,ndr )sembra risiedere
più nel bilanciamento dei vari aspetti competitivi.
Questa impostazione, che in fondo sembra una questione di
buon senso, è stata confermata da diversi studi sul
campo. Uno dei più interessanti e completi è
stato svolto da Crawford e Mathews (“The Myth of Excellence”).
Vale la pena di scorrere apidamente le
loro conclusioni.Il sistema d ’offerta aziendale può
essere scomposto in cinque aree che hanno rilevanza per il
cliente:
-prezzo:il cliente solitamente non vuole
il prezzo più basso disponibile sul mercato, ma il
prezzo migliore in termini di coerenza con il prodotto/servizio
offerto e di trasparenza;
-servizio:è inutile offrire servizi
speciali o sofisticati se prima non si è capaci di
offrire con qualità elevata e costante quelli di base;
il cliente non vuole specchietti per le allodole,vuole un
interlocutore che capisca i suoi bisogni e gli offra la soluzione
più adatta;
-prodotto:il cliente non vuole il miglior
prodotto in assoluto,specie quando si parla di prodotti di
massa o di fascia media, ma vuole che il prodotto sia “sufficientemente
buono ”per le sue esigenze;non è disposto a pagare
un premium price se capisce che un prodotto di prezzo inferiore
è bastevole; per ogni fascia di prezzo esiste quindi
una banda di accettabilità entro la quale il prodotto
deve rientrare;
-esperienza: non bisogna confondere il concetto
di esperienza con quello di intrattenimento, e va invece tradotto
con rispetto. Il cliente vuole essere trattato come un essere
umano che ha bisogno di risposte che tengano conto dei suoi
bisogni, non come qualcuno a cui vendere qualcosa a qualsiasi
costo;
-accesso:il termine ha due valenze, una fisica
(localizzazione geografica e facilità di entrare in
contatto con il sistema d’offerta di un’impresa),
ma anche e sempre di più una psicologica, legata alla
possibilità di individuare e comprare con facilità
quello che serve; offrire troppo in termini di selezione è
come offrire troppo poco, il vantaggio di un buon accesso
fisico può essere vanificato da
un’offerta ridondante, poco mirata o poco comprensibile.
L’analisi delle aziende che ottengono risultati al di
sopra della media ha rilevato che, se si dovesse fare la pagella
elativa alle cinque aree, l’ideale sarebbe eccellere
in una di esse, distinguersi dalla concorrenza in un’altra
ed essere accettati nelle rimanenti. È importante definire
i termini. Eccellere vuol dire
che un’impresa non solo viene preferita fra tutte le
altre a parità di scelta,ma che viene attivamente ricercata
dal cliente ed è il suo punto di riferimento per quanto
riguarda un certo tipo di negozio,prodotto o servizio.
Distinguersi vuol dire che a parità di altre condizioni,
il cliente si rivolgerà ad una certa impresa. In altre
parole il cliente è disponibile a legarsi al sistema
d’offerta dell’impresa e a quest’ultima
spetta fargli fare il passo finale. Essere accettato significa
che il cliente è disponibile a fare affari con un'impresa
come potrebbe farne con una concorrente.
L’impresa non viene scartata a priori per qualche mancanza
fondamentale.
USCIRE DALLA GABBIA
Si tratta di una buona lezione per le imprese del made in
Italy, specie quelle legate al fashion e alla filiera dei
prodotti per la casa.
Spesso esse hanno conseguito l’eccellenza di prodotto
e il cliente, italiano e non, le ricerca attivamente,con la
massima disponibilità ad accettare le loro proposte
e a pagare il prezzo adeguato nell’ambito della fascia
di accettazione.
L’eccellenza di prodotto paradossalmente, dopo essere
stata una delle armi di affermazione sui mercati, sta probabilmente
diventando una gabbia. L’impressione è che a
questo punto si conti un po’ troppo sul prodotto per
il prodotto, trascurando il giusto bilanciamento.
Il premium riconosciuto dai mercati al prodotto made in Italy
probabilmente ha già aggiunto i suoi massimi. Il cliente
però è sempre meno disponibile a pagarlo per
avere solo il prodotto. È quindi importante lavorare
sulle altre aree per portarle quantomeno al livello di accettabilità.
Fatto ciò, diventa decisivo capire su quale di queste
aree puntare per arrivare a distinguersi con combinazioni
equilibrate. Partendo dal prodotto come fattore di eccellenza
e puntando di volta
in volta su un fattore di differenziazione diverso si possono
ottenere varie concettualizzazioni del made in Italy: giusto
valore per il cliente (prezzo), risposta completa e affidabile
alle sue esigenze (servizio), stile di vita
(esperienza), semplificazione della risposta ai bisogni del
consumatore (accessibilità).
La scelta dipende molto dalle caratteristiche e dalle attitudini
delle singole aziende.
È comunque importante farla e poi impegnarsi per tradurla
in pratica. Il mercato è sempre più propenso
a dare per scontati i fattori di eccellenza e meno disponibile
a perdonare le lacune delle aziende.
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