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L’ultima
edizione di Eurocucina stimola alcune riflessioni sul rapporto
tra innovazione, internazionalizzazione e immagine. Con tutte
le anomalie del “caso italiano”.
Non si può fare a meno di parlare di Eurocucina, grande
appuntamento internazionale per il settore, come del resto,
non si può far a meno di parlare di globalizzazione,
mercati emergenti, paesi in forte crescita economica
e industriale. La fiera milanese ha offerto molte riflessioni
in relazione a questi temi: alcune di segno positivo e altre
avvolte, ancora, dall’incertezza. Ma una cosa è
certa: la massa critica di innovazione e di forza trainante
è ormai allocata nelle “7 sorelle del Mobile”,
ovvero in quelle aziende che hanno
saputo internazionalizzarsi e che hanno profuso il massimo
degli sforzi verso l’innovazione. Se in Italia e in
Europa non si ride e ci si lecca le ferite, molto attraenti
appaiono i nuovi mercati internazionali, soprattutto a Est,
che sono al contempo anche i principali new competitor, in
particolare il “pianeta Cina”.
Alla congiuntura più complessa degli ultimi dieci anni,
tanto da poterla catalogare ormai come fenomeno strutturale,
si aggiungono nuove aggressività sui mercati interno
ed europeo dovuti in gran parte ai tentativi dei paesi dell’Est
di ritagliarsi “un posto al sole”. La globalizzazione
del commercio e le sfide del comparto del mobile arredamento
confermano le debolezze dei mercati interni.
Le carenze sono risapute e in gran parte sono da attribuire
alla più disarticolata e polverizzata distribuzione
di mobili del mondo, ma, a ben guardare, anche alla incapacità
di cogliere appieno l’anomalia italiana.
Vediamo in sintesi alcuni di questi scenari. In ogni paese,
ma con notevole forza nell’Europa comunitaria, gli stati
stanno attuando politiche restrittive dei consumi e giri di
vite a tutti i livelli per sistemare i conti interni e ristrutturare
gli apparati produttivi.
Questo impone attente “politiche di prodotto e di distribuzione”
che in presenza di domanda a “frequenza alternata ”
possono mettere a dura prova i produttori di mobili.
Ne sanno qualcosa le aziende italiane che non riescono più
ad avvantaggiarsi delle ricorrenti svalutazioni della lira
e con un euro forte e stabile non trovano “colpi d’ala
”sufficienti a decollare. Il mercato comunitario dominato
da un euro con uniformità di tassi che dà stabilità
monetaria dovrà trovare altri tipi di politiche di
impresa, un consolidamento della capacità competitiva,
una vocazione più matura alla delocalizzazione produttiva,
una migliore capacità di garantire qualità e
innovazione tecnologica nei processi, ma soprattutto negli
assetti distributivi. Una novità sostanziale, quest’ultima
condizione, e di particolare complessità. Molto si
giocherà sulla capacità distributiva piuttosto
che su una produzione sovrabbondante e non all’altezza
dei nuovi consumi. In primis in Italia, dove nulla di veramente
nuovo è comparso ad alimentare forme e indirizzi distributivi.
La moneta unica di fatto ha generato un nuovo contesto di
mercato, anzi di mercati differenziati e segmentati, dove
le
imprese saranno chiamate a politiche che riassumano condizioni
di prezzo-prodotto-fornitura di alta valenza qualitativa e
di alta costanza “innovativa e produttiva”.
NON SOLO GLAMOUR, PLEASE
La risposta di Eurocucina dice che poche ben individuate aziende
producono forte innovazione, mentre altre vanno al traino
proponendosi in segmenti di mercato che non conoscono e per
una clientela che non hanno!
Tutti minimalisti, tutti ai piedi di un culto di un design
elitario e di nicchia, tutti tesi a dare un’immagine
di “innovazione” basata sul prodotto di fascia
alta. Niente di più sciocco! Tuttavia, riguardando
alle condizioni del mercato economico globalizzato, con un
minimo di capacità critica e con un occhio alla storia
recente, ci “ritorna in mente” quale è
stata la miscela e l ’origine del boom economico italiano
degli anni ’50-60. In quel periodo la stabilità
e la bassa incidenza dei tassi ha permesso alle piccole e
medie imprese
italiane di affrontare i mercati con prodotti, merci e idee
estremamente competitive e innovative. Un risultato da non
scordare:non tanto per trovare scorciatoie oggi impossibili,
ma per riaffermare il convincimento che di
fronte alle sfide, con la capacità, l’intuito
e il consolidato tessuto produttivo,
l’Italia può avere notevoli “chance”.
Con una sola gigantesca differenza:negli anni del boom i “cinesi
” eravamo … noi!!
Nel mercato italiano vi è comunque un perdurare di
difficoltà, un mutato modello di consumo, una rete
distributiva ormai non più all’altezza della
situazione e, last but not least, un mercato del mobile che
per volumi,
fatturati e incidenze sulla spesa dei consumatori si va sempre
di più configurando come “europeo”. Ciò
significa che, nonostante le crescite economiche che si cominciano
a manifestare e una rinnovata disponibilità all’acquisto,
i valori di fatturato globale scenderanno lentamente e comunque
in modo tale da configurare un mercato in stagnazione permanente,
soprattutto per le piccole medie imprese. Non sarà
più possibile il “nanismo industriale”
ovvero il “piccolo non è più bello”!
Questo consentirà una notevole accelerazione alla “pulizia”
delle reti distributive, con inevitabili chiusure e trasformazioni
non sempre indolori, ma anche una maggiore pressione dall’esterno,
competitori europei in primo luogo. Questa è una prospettiva
nuova, in passato sempre naufragata di fronte alla complessità
del “caso italia-
no”. Eurocucina ha dato qualche significativo esempio.
Molte aziende si sono presentate come star hollywoodiane,
con stand mozzafiato, prodotti raffinatissimi, buffet traboccanti
di leccornie, hostess da glamour. Nel
frattempo, una grande azienda, fortemente internazionalizzata,
si è presentata con lo stand di due anni fa, con proposte
tarate per la propria clientela e per i singoli mercati europei,
con buon senso e innovazione. Pienone di clienti e sorrisi
a trentadue denti!
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