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È il grande
fantasma sempre evocato, elemento decisivo per contrastare
i punti di criticità del p.v. Ma chi e come se ne deve
occupare?
La parola d’ordine che viene citata con maggior vigore
da tutte le parti, durante la lunga crisi strutturale che
stiamo attraversando, è “innovazione”.
È significativo che questo termine sia il più
usato per esorcizzare la crisi, ma al contempo appare anche
il meno comprensibile nella sua dimensione operativa.
Che vuol dire fare innovazione, cos’è l’innovazione?
Per rispondere non possiamo estendere lo sguardo al solo prodotto,
ma dobbiamo coinvolgere almeno i processi, i servizi, l’organizzazione,
la gestione, la distribuzione, ecc.
Nella complessità del problema, un lato molto importante
e forse falsamente abusato, ma ricco di positività,
appare la formazione. Quella dei punti vendita, in particolare,
può diventare un elemento decisivo di innovazione del
settore.
Il contesto richiama fortemente il ruolo formativo necessario
ai punti vendita, a cominciare dal mercato delle costruzioni
che, per la sua valenza economica e per il traino che esercita
sul comparto del mobile arredamento, determina convergenze
non solo per la progettazione d’interni, ma anche per
la inevitabile necessità operativa e di collegamento
con il comparto dell’installazione. Le opportunità
sembrano essere offerte da un mix di nuove proposte, nuovi
posizionamenti, nuove concezioni della vendita e del modo
di concepire la funzione dei punti vendita: non solo mobili!
Ma in questo scenario di mercato più complesso, il
sistema dell’offerta formativa e la sua struttura operativa
sono in grado di supportare in modo efficace il comparto?
Non è chiaro a chi competa sollecitare e prendere per
mano questo problema.
I più diretti interessati, i punti vendita, sono come
al solito emarginati dal loro stesso splendido isolamento
e, sebbene siano quelli che potrebbero trarne il massimo giovamento,
la domanda formativa si infrange sullo scoglio della “polverizzazione”
distributiva. Enti locali e di formazione, lobby sindacali
e di categoria, aziende di produzione e di distribuzione,
gdo, hanno spesso opinioni e interessi divergenti.
Altrettanto spesso si infrange nella “superficialità
assistita” ovvero nella quantità notevole di
fondi messi a disposizione dalle istituzioni, ma “assorbiti”
dalle più impellenti necessità… di “cassa”
delle imprese!
Un altro quesito coinvolge la figura del formatore... questa
sconosciuta! Ci sono trend del mercato consolidati per i quali
i formatori del settore del mobile sono identificabili in
alcune categorie ben definite.
Analisti di mercato e uomini di marketing principalmente,
ma anche semplicemente operatori commerciali e tecnici delle
aziende di produzione che sono semplicemente chiamati ad illustrare
le novità di prodotto.
Tendenze e scenari evolutivi sono visibili e rappresentano
anche fenomenologie forti e di successo. La principale e,
forse, la più logica è quella rappresentata
dalle aziende di produzione che si fanno carico… della
polverizzazione del settore distributivo e tentano di dare
corpo “formativo” alla propria rete di negozi.
Il fattore evolutivo consiste però nel rendere costante
e ciclico un problema che non è andato mai oltre l’episodio
o l’isolata coincidenza.
Il grido di “dolore” più lancinante e frequente
è… cercasi disperatamente venditore! Una sorta
di mitico personaggio che oggi è quantomeno “improprio”
formare in un punto vendita di mobili. Non perché non
ci sia necessità di questa figura professionale, ma
perché il ruolo è talmente cambiato, a fronte
della modificazione dei processi e delle logiche del negozio,
che nella realtà è necessario ridefinirne le
competenze e gestirne la sua evoluzione professionale.
Attori e contesti formativi
I principali attori di questo scenario sono i punti vendita,
in particolare quelli generalisti e indipendenti. Percentualmente
prevalgono quelli di fascia media. Meno rilevanti gli apporti
e le richieste dei punti vendita di fascia alta, probabilmente
in forza dei contenuti già maturi della loro proposta
distributiva. Anche le catene e i format distributivi specialistici,
quali il franchising, sono sicuramente attori molto importanti
e potenzialmente fruitori di attività formativa. Altro
cast di attori è rappresentato dai produttori, dalle
associazioni di categoria (poco frequentate dai commercianti)
e dallo stesso “mondo formativo”. I produttori,
come già detto, hanno grande necessità di formare
i propri clienti e il personale dei negozi, ma la mancanza
di continuità non rende efficace lo sforzo che molti
compiono. Forse è un problema di fondi, ma allora non
si capisce come mai, ad esempio, i “Fondi strutturali
europei” che mettono a disposizione molte risorse economiche
ottengono uno scarso risultato nel comparto della distribuzione
del mobile. Le associazioni di categoria sono, perlopiù,
latitanti o faticano a porsi come soggetto propositivo. Il
mondo formativo, ovviamente, si specializza dove la domanda
è più pressante e robusta. Scarsa è,
complessivamente, la loro proposta sul mercato. I contenuti
più completi si ottengono sul campo, attraverso la
formazione diretta in “azienda”.
Ma abbiamo già detto che la polverizzazione e la dimensione
ridotta dei negozi non favorisce questa direzione!
La formazione outdoor (portata presso il negozio dal produttore)
e indoor (effettuata, ad esempio, presso la fabbrica dal produttore)
è quella più frequentemente praticata e probabilmente
è anche quella più efficace. Interessante potrebbe
essere il ruolo delle “scuole di formazione”,
ma in questo caso la spinta maggiore dovrebbe venire dalle
associazioni di categoria che, come detto, non trovano riscontro
nell’adesione dei mobilieri e spesso anche dei produttori.
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