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Le aziende tendono
a concentrare l’attenzione sui mercati esistenti.
Ma è decisivo rivolgersi alla conquista di quote in
quelli che verranno, reinventando i settori nei quali competere
e generando strategie coerenti
In mercati in fase di crescita solitamente l’azienda
cerca di guadagnare quote lavorando principalmente sui ricavi
e sulle vie per farli lievitare (investimenti commerciali,
pubblicitari, lancio di nuovi prodotti ecc.). In mercati maturi
la maggior parte delle regole competitive è già
definita e i tassi di crescita sono contenuti. Le aziende
si trovano quindi a lavorare principalmente sui costi e sulle
acquisizioni. Il lavoro sui costi porta quasi sempre all’introduzione
di programmi di aumento della produttività tramite
misure organizzative e all’adozione
di tecnologie e procedure più efficienti.
Il risultato finale, qualsiasi sia il nome, più o meno
misterico, del programma di ristrutturazione aziendale adottato
(refocusing, business process reengineering, lean production
ecc.) coincide con una riduzione del personale aziendale e/o
una maggiore esternalizzazione di attività aziendali.
In una situazione di mercato maturo, in cui la conquista di
ulteriori quote comporta investimenti pesanti e spesso miglioramenti
solo marginali, le acquisizioni invece permettono di guadagnare
quote in aree d’affari già conosciute per poi
cercare di sviluppare sinergie (spesso altre riduzioni di
personale) e massa critica (termine che spesso sta per unificazione
dei volumi per ottenere maggior potere contrattuale nei confronti
dei fornitori e del trade).
Inchieste serie effettuate nel corso degli ultimi anni hanno
messo in luce che l’arma delle acquisizioni può
essere a doppio taglio.
Una percentuale non piccola di esse si rivela un fallimento
o non contribuisce a
creare valore per l’azienda acquisitrice.
VERSO IL PROSSIMO BUSINESS
È chiaro che le due direttrici d’azione sopra
descritte sono indispensabili per rimanere al passo con la
concorrenza. Esiste però un terzo elemento che aziende
e studiosi, focalizzati sulla quotidianità del business
e nel parare i colpi della concorrenza, tendono spesso a trascurare:
il futuro. Si parla in questo caso della capacità e
dell’impegno dell’azienda nel reinventare i settori
nei
quali intende competere nei successivi anni e nel generare
strategie coerenti. In breve, le aziende devono concentrarsi,
mentre competono nei mercati presenti, sulla conquista di
quote dei mercati futuri. Per raggiungere lo scopo è
necessario non perdere di vista una serie di domande chiave.
Una delle liste più efficaci è stata proposta
qualche anno fa da Hamel e Prahalad
(“Competing for the Future”, 1994): - quali saranno
in futuro i vostri clienti?
- attraverso quali canali raggiungerete in futuro i vostri
clienti?
- quali saranno in futuro i vostri concorrenti?
- su che cosa si baserà in futuro il vostro vantaggio
competitivo?
- da dove ricaverete in futuro i vostri margini?
- quali competenze o capacità vi renderanno unici in
futuro?
- in quali mercati finali opererete in futuro?
In mercati che cambiano e si integrano in maniera sempre più
veloce per futuro si deve intendere un lasso di tempo abbastanza
breve: quattro-sei anni. Non tenere presente queste domande
può causare difficoltà anche ad aziende molto
grandi ed affermate nei loro mercati. Basti pensare ad esempio
ai produttori di auto americani e alla loro sottovalutazione
della pericolosità dei concorrenti giapponesi negli
anni ’80 (i concorrenti futuri).
Errore che li portò alla perdita di enormi quote di
mercato. Nel campo del retail sono molte le catene distributive
e le industrie produttrici che hanno sofferto molto per non
aver intuito in tempo l’affermazione delle catene di
negozi che basano la loro offerta sull’everyday low
price nel settore dell’alimentare,
dell’abbigliamento, del mobile e dei prodotti per la
casa (i clienti, i mercati, come raggiungere i clienti). Le
major del mondo discografico sono entrate in crisi quando
non si sono accorte o non hanno voluto accorgersi della irreversibile
affermazione di internet, con tecnologie e canali alternativi
per acquisire e fruire la musica (vantaggio competitivo, canali,
fonte dei margini). Errori di questo tipo sono sempre possibili,
anche quando si presta attenzione al futuro. Sono certamente
più facili se ci si concentra solo sul presente.
Questo tema è particolarmente importante per l’industria
italiana, posizionata in settori piuttosto maturi, esposta
ad una crescente concorrenza proveniente dai paesi in via
di sviluppo e non più aiutata dalle svalutazioni competitive.
Si ripete spesso che, per far fronte a questi problemi, la
nostra industria debba concentrarsi su produzioni a più
alto valore aggiunto e a maggior tasso di conoscenza e tecnologia
incorporata, potenziare le sue reti commerciali e la sua capacità
di marketing internazionale, utilizzare i paesi in via di
sviluppo per creare reti internazionali di fornitori e nuovi
mercati di sbocco ad alto potenziale per le sue merci. Tutto
ciò significa appunto competere sui mercati futuri.
Oltre
a fornire risposte meditate e coerenti alle sei domande precedenti,
sarà importante sviluppare in anticipo competenze distintive,
studiare concetti di prodotto/servizio nuovi, ridisegnare
le modalità di interfaccia con i clienti. Non sarà
secondaria la necessità di creare reti di alleanze
per lo sviluppo dei prodotti
e dei mercati. Tutto ciò porterà all’elaborazione
di strategie di crescita e posizionamento appropriate che
permetteranno di occupare i mercati strategici del futuro
in anticipo sui concorrenti, con la possibilità di
costringerli a percorsi più tortuosi per accedervi.
Per niente facile. Sicuramente possibile.
| IN
SINTESI |
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L’attenzione alle quote dei mercati futuri è
importante come la competizione sui mercati del presente.
- Trascurare il futuro comporta grossi rischi anche per
aziende grandi e affermate.
- Competere sui mercati futuri costringe ad interrogarsi
su clienti, canali, concorrenti, vantaggi competitivi,
fonti di reddito, competenze distintive e mercati finali
dei successivi 4-6 anni.
- L’elaborazione di strategie e competenze per il
futuro permette di occupare in anticipo i mercati strategici
e di costringere la concorrenza a sforzi competitivi maggiori. |
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