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Occorre concentrarsi
all’interno sui punti di forza più competitivi,
esternalizzando altre fasi aziendali
Le attuali tecnologie permettono di suddividere la catena
del valore di un’azienda e di gestire all’interno
gli elementi strategici fondamentali, procurandosi gli altri
all’esterno in qualsiasi posto del mondo e con costi
di transazione contenuti. Sono anche realizzabili il coordinamento
e la gestione di operazioni interne ed esterne in modo efficace
e tale da soddisfare le aspettative del cliente.
È quindi tecnicamente possibile elaborare le strategie
aziendali non più intorno ai prodotti, ma centrandole
sulle capacità dell’azienda relative alle varie
fasi della creazione del valore. In quest’ottica, l’impresa
è in grado di creare nuovi modelli strategici nell’ambito
dei quali vengono gestite direttamente le attività
che si sanno fare bene e si esternalizzano, con combinazioni
varie, quelle che
possono essere svolte all’esterno con efficacia ed economicità
pari o maggiore e che non generano valore per il cliente.
Gran parte delle attività che generano valore nelle
aziende manifatturiere hanno natura di servizio anche se svolte
internamente.
Fra queste, possono essere citati i miglioramenti tecnologici,
le caratteristiche di stile, l’immagine del prodotto,
l’assistenza tecnica pre e post-vendita. I servizi non
manifatturieri sono dominanti in termini di investimenti e
rilevanza strategica in industrie come quella farmaceutica,
dell’abbigliamento di marca,
dei beni di largo consumo.
In alcuni settori si è arrivati a un punto in cui l’attività
manifatturiera è diventata un pretesto per vendere
servizi. Basti pensare all’industria informatica, dove
la vendita di pc, che presenta margini molto bassi, serve
per vendere servizi di manutenzione, di assistenza e software,
o a molti settori dei beni di consumo durevole, le automobili
ad esempio, dove in vari casi l’utile più che
dal bene in sé proviene dagli interessi percepiti per
il finanziamento dell’acquisto, spesso erogato da una
finanziaria del gruppo.
INDIVIDUARE L’ESSENZA COMPETITIVA
Costruire una strategia basata sui servizi è concettualmente
semplice e operativamente complicato. Bisogna capire che cosa
si sa fare veramente bene e concentrarsi su quello. Dal punto
di vista del metodo bisogna definire ogni attività
che compone la catena del valore aziendale come un servizio
che può
essere erogato dall’azienda stessa o da terzi. Per ogni
attività/servizio bisogna poi capire se l’azienda
è eccellente o se è meglio rivolgersi all’esterno.
Nel primo caso, l’attività/ servizio rimane nel
portafoglio strategico dell’azienda, nel secondo viene
invece portata fuori tramite il ricorso a subforniture, alla
creazione di unità di business autonome o ad alleanze
nell’ambito delle quali il coinvolgimento operativo
e finanziario dell’azienda può essere più
o meno elevato. Il vantaggio/valore di produrre internamente
un servizio va esaminato sulla base della situazione concorrenziale
e di quanto sono in grado di fare i competitor. Facciamo l’esempio
di un’attività/servizio ad alto impatto strategico
come il design. Potrebbe darsi il caso in cui essa possa essere
esternalizzata con un certo vantaggio di costo. Se il design
aziendale è nella media della concorrenza, forse conviene
prendere in considerazione questa opzione. Se invece costituisce
uno dei punti di eccellenza dell’azienda, in nessun
caso va
ceduto all’esterno, anche se il differenziale di costo
dovesse essere rilevante. Alla fine del processo viene definito
un portafoglio di attività/servizi che interpretano
l’essenza strategica e competitiva dell’azienda.
Inizia poi il difficile compito di concentrare gli sforzi
su tale portafoglio e di portare gradualmente
fuori dal perimetro aziendale tutto il resto, evitando traumi
elevati per l’impresa.
Tale compito presuppone una pianificazione accurata delle
attività e la ricerca sistematica delle migliori possibilità
offerte dal mercato: due funzioni che entrano stabilmente
a far parte del portafoglio strategico. Questa focalizzazione
permette all’azienda di ottimizzare il rendimento degli
investimenti e di dedicare
la risorsa chiave, le competenze del management, alle funzioni
veramente critiche per la sopravvivenza e il successo aziendale.
Alcune delle attività/servizi che fanno parte del portafoglio
strategico possono diventare addirittura un business a sé
stante.
Basti pensare ad un esempio come quello di Porsche, azienda
automobilistica che ha sempre fatto della qualità,
del design e dello stile i suoi punti di forza. Queste competenze
sono state messe a disposizione del mercato.
Attualmente la Porsche Engineering, una controllata del gruppo,
fornisce servizi di design e ingegneria industriale a decine
di clienti nel mondo. Un’impostazione strategica di
questo genere può risultare proficua per aziende dotate
di risorse finanziarie limitate e attive in settori caratterizzati
da alti livelli di concorrenza, da mercati maturi e dall’importanza
di elementi immateriali come la tecnologia, il design, il
marketing. Una descrizione adatta alla maggior parte delle
produzioni tipiche del made in Italy.
Pensiamo ad aziende concentrate nel gestire il design, l’innovazione
di prodotto e le reti commerciali e nel coordinare reti ottimizzate
di subfornitori, magari attive anche nella fornitura a caro
prezzo del loro know how specifico
ad altre imprese straniere.
| IN
SINTESI |
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La tecnologia permette di suddividere la creazione del
valore in più fasi controllabili, indipendentemente
dal fatto che vengano svolte
in azienda o all’esterno.
- È possibile creare nuovi modelli strategici che
permettano all’azienda di concentrarsi sui suoi
punti di forza esternalizzando, con combinazioni varie,
le attività non strategiche.
- Tramite un’analisi comparativa è possibile
costruire un portafoglio di attività/servizi strategico
che costituisce l’essenza della competitività
aziendale.
- Una strategia di questo tipo può portare frutti
in settori maturi e caratterizzati dall’importanza
del know how immateriale tipici del made in Italy. |
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