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Domanda & Risposta
    di Domenico Adelizzi
   
  Come devono essere definiti correttamente i materiali dei mobili
al momento della vendita?

 
  Quindi i termini e le definizioni di uso comune sono diversi da quelli a norma?  
  Qual è il termine a norma per indicare il pannello di fibra?  
  E per gli altri tipi di pannelli a base legno, quali sono le corrette denominazioni?  
  Anche per i legnami esistono termini unificati?  
  E per gli altri materiali?  
 
Le parole giuste per dirlo
     

L’anta a telaio della cucina Bellavita (design Makio Hasuike & Co.) di Del Tongo, con gola in multistrato marino impiallacciato ciliegio.
 



Come devono essere definiti correttamente i materiali dei mobili al momento della vendita?
La soluzione migliore è quella di utilizzare termini e definizioni standardizzate e unificate, per evitare malintesi e fraintendimenti relativi a quanto il cliente credeva e/o intendeva acquistare. La scelta della corretta terminologia evita anche l’utilizzo di parole più o meno fantasiose che non definiscono esattamente il materiale e la sua costituzione, di struttura, di rivestimento o di finitura.

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Quindi i termini e le definizioni di uso comune sono diversi da quelli a norma?
Purtroppo a volte sì. Esprimendoci con un termine comune, siamo portati ad utilizzare una versione più o meno italianizzata in uso nella nostra zona, una definizione gergale di un materiale che non sempre corrisponde a quella unificata. Un esempio curioso della confusione dei termini è la definizione in uso per il pannello di particelle di legno, che in Brianza è noto con il termine panforte, termine che in Toscana identifica invece un tipico dolce senese, mentre lo stesso pannello è comunemente detto truciolato.
Sempre per questo tipo di materiale ligneo, molto utilizzato per realizzare parti strutturali di mobili, altri curiosi termini sono in uso in altre zone d’Italia: truciolato, pannello massiccio di trucioli, composto di polvere di legno incollato, legno rigenerato e così via.
Un altro esempio di confusione di termini è dato dal consueto uso di lastra e lastrone per identificare il sottile foglio di legno utile per ricoprire le parti strutturali, il quale è normato invece con il termine piallaccio di legno, identificato e riconosciuto comunemente anche come tranciato e impiallacciatura.

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Qual è il termine a norma per indicare il pannello di fibra?
Occorre chiarire che i pannelli di fibra appartengono a una determinata famiglia di pannelli lignei in cui l’elemento più piccolo ottenibile dal legno (la fibra), miscelato con un appropriato adesivo, determina la produzione di più e differenti tipi di pannelli di fibra di legno, di sovente utilizzati anche per realizzare parti di mobili, come ad esempio i pannelli normati con la definizione pannelli di fibra di legno duri ed extraduri, anche noti con i termini commerciali di faesite e masonite, nonché i pannelli di fibra a media densità anche conosciuti e normati con la sigla inglese mdf (medium density fiberboard).
Purtroppo il pannello mdf viene spesso erroneamente detto pannello misto legno o amalgama di fibre legnose. Spesso chi non conosce il processo di produzione lo identifica invece come agglomerato di fibre di cartone pressate, oppure come polverino di legno compatto, e persino con gli assurdi termini cartone inumidito, ricotto e pressato o fibre legnose uniformi.

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E per gli altri tipi di pannelli a base legno, quali sono le corrette denominazioni?
Per esempio, sarebbe sconsigliabile utilizzare la definizione pannello ignifugo, se non altro per il semplice motivo che il legno non può essere resistente al fuoco! In sua vece, si dovrebbe utilizzare il più appropriato termine pannello ignoritardante ossia che ritarda il più possibile l’azione del fuoco.
Così come si dovrebbe definire pannello resistente all’umidità, invece del più utilizzato ma non del tutto corretto pannello idrorepellente, perché il legno, anche se trattato con adesivi e/o sostanze per proteggerlo da fenomeni atmosferici, assorbe sempre umidità sia sottoforma di acqua sia di vapore.
Ulteriori esempi di fantasia terminologica si riscontrano nei termini: tessuto ligneo policromo, legno ricomposto o precomposto, invece del termine normato legno multilaminare tinto; pannello scheletrito o tamburellato invece di pannello tamburato; oppure pannello foderato invece del più corretto pannello rivestito o placcato.
Per concludere con l’arcinota definizione “pannello di fogli di legno massiccio ricoperto con sottile strato nobile di noce tanganica”, che riporta ben tre grossolani errori: l’aggettivo ‘massiccio’ associato agli sfogliati di legno che costituiscono il compensato o il multistrato a seconda del numero degli sfogliati; ‘… sottile strato…’ invece di piallaccio, forse radica o al massimo impiallacciatura; e, dulcis in fundo ‘… noce tanganica...’ specie legnosa inesistente e inventata per definire quella identificata con il termine Aniegrè che con il noce non ha nulla da spartire, anche perché botanicamente sono differenti.

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Anche per i legnami esistono termini unificati?
Sì, ma purtroppo, a volte, si utilizzano denominazioni di fantasia, forse perché i potenziali clienti possono più facilmente associarli ad altri legnami più noti.
Per esempio, si dice Doussiè Asia quando il Doussiè è una specie che vegeta solo in alcuni Paesi africani; per Pino Svedese si indica un legno che arriva anche dalla Russia, o dalle repubbliche baltiche; Afrormosia del Brasile è uno splendido legno molto decorativo che vive e vegeta solo in alcuni paesi africani; il Rosso Cardinal è ignoto ai botanici. E persino il tanto apprezzato noce nazionale in realtà non esiste come pianta, ma in realtà deriva dall’albero di noce ovunque questo cresca, quindi la nazione cui si riferisce l’origine potrebbe essere anche francese, turca, rumena o inglese!

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E per gli altri materiali?
Ad esempio: si dice ‘laminatino’ invece che carte decorative, pannello melaminico invece di pannello nobilitato di carta impregnata di resina melaminica; formica invece di laminato plastico, e infine marmorit, quarzeirt, fluoriboard e così via, invece di indicare la resina base che identifica quel tipo di materiale sintetico prodotto a livello industriale miscelando più componenti.

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