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Il made in
Italy deve guardare ai paesi emergenti, puntando ad affermarsi
come leader in settori quali arredo, moda e food
Si dice spesso che una delle maggiori debolezze del made in
Italy è quella di offrire beni di consumo appartenenti
a categorie merceologiche mature e a bassa tecnologia, fortemente
esposte alla competizione dei paesi emergenti a basso costo
del lavoro.
L’affermazione è giusta ma non dovrebbe essere
un pretesto per adottare atteggiamenti difensivi (tipo l’invocazione
di dazi o quote sull’export delle nazioni più
competitive), o rinunciatari, tipo la concentrazione su strategie
di mungitura delle attività aziendali e un atteggiamento
debole nei confronti dell’aggressione di nuovi mercati
o della ricerca di nuove opportunità.
Questo è tanto più vero se si considera che
il tempo necessario per aumentare
la quota di produzione industriale e di export ad alto contenuto
tecnologico di una nazione medio-grande come l’Italia
è misurabile in molti anni. Nel frattempo, forse bisognerebbe
prendere in considerazione un’opportunità interessante,
quella di sfruttare il ciclo di vita internazionale dei prodotti.
LE QUATTRO FASI DI UN PRODOTTO
Esaminiamo rapidamente di che cosa si tratta. Un modello teorico-analitico,
introdottoda Vernon negli anni ’60, che pur con varie
integrazioni e critiche fa ormai stabilmente parte del bagaglio
analitico di chi si occupa di strategia e marketing, in buona
sostanza divide la vita di un prodotto in quattro fasi.
1) Introduzione. Il prodotto o il servizio, basati su nuove
tecnologie o su funzioni d’uso radicalmente nuove, vengono
lanciati e utilizzati da fruitori pionieri; la rischiosità
del business è elevata, così come gli investimenti
necessari per svilupparlo (concentrati soprattutto sulle tecnologie
e la produzione).
2) Sviluppo. Dopo aver costituito un primo zoccolo duro di
clienti il prodotto o il servizio sono proposti ad un mercato
più ampio; inizia l’opera di creazione dei canali
distributivi, di costruzione della notorietà di prodotto
e di marca, di creazione o riconcettualizzazione della categoria
di prodotto, di ampliamento
e standardizzazione della gamma; i tassi di sviluppo sono
elevati e la redditività
inizia a decollare; gli investimenti sono ingenti (concentrati
soprattutto sul marketing, la creazione di reti distributive
e di capacità produttiva e organizzazioni aziendali
adeguate a supportarne lo sviluppo).
3) Maturità. Il prodotto è diffuso presso una
vasta platea di consumatori; le regole del gioco, i canali
e i competitor sono definiti; i tassi di sviluppo e la rischiosità
del business sono bassi; la redditività e la produzione
di cassa buone; gli investimenti vengono fatti per mantenere
o ampliare le quote; le aziende
lavorano sulla struttura di costo.
4) Declino. Il prodotto risponde sempre meno alle esigenze
del mercato e va incontro ad un fenomeno di sostituzione o
di declino assoluto delle vendite; le aziende si orientano
verso strategie di mungitura volte ad ottenere il massimo
dagli investimenti fatti.
UN’OPPORTUNITÀ GLOBALE
Il consumo di molti beni è collegato anche al livello
del reddito pro-capite. I beni hanno quindi anche un ciclo
di vita internazionale. Prodotti che sono già da tempo
in fase di maturità o di declino nei paesi a più
alto reddito, sono spesso in fase di introduzione o di lancio
in paesi che possono permetterseli per la prima volta. Buoni
esempi sono le nazioni dell’Est Europa, il Sud Est asiatico,
la
Cina e alcuni paesi latino-americani. Nei paesi di sviluppo
recente è inoltre presente una forte polarizzazione
dei redditi, che permette alle élite economiche di
avere livelli di reddito e di consumo del tutto assimilabili
a quelli dei paesi più ricchi. In sintesi, questi mercati
offrono due precondizioni interessanti per
l’affermazione del made in Italy: crescita rapida dei
redditi pro-capite e nascita di una classe di cittadini che
per la prima volta cercano consumi di una certa qualità;
e presenza di gruppi di persone affluenti con una struttura
dei consumi fortemente sofisticata.
Visto anche il numero di abitanti di questi paesi, l’occasione
da cogliere è grande e varrebbe la pena di fare lo
sforzo e prendere il rischio di investire su queste opportunità
in un’ottica di medio periodo. Pensiamo solo ad un paese
come la Cina che, dopo due decenni di crescita a due cifre,
ancor oggi presenta una bassissima diffusione dei beni di
consumo durevole. Per fare un esempio, la
televisione, uno dei primi beni acquistati in tutto il mondo
da chi esce dal livello di mera sopravvivenza, nel 2002 era
presente solo in una famiglia su 4. Ben più bassa era
la diffusione di altri beni o tipi di consumo tipici dei paesi
più ricchi.
Bisognerebbe lavorare oggi sulle fasi di introduzione e sviluppo
dei prodotti per poi godere dei benefici tipici della fase
di maturità.
Non è difficile pensare che le imprese italiane siano
perfettamente in grado di offrire prodotti di design gradevole,
di buon livello manifatturiero e qualitativo. È chiaro
che, per motivi di costo, parte delle produzioni non potranno
più essere effettuate in Italia, ma direttamente in
questi mercati. È altrettanto vero che diverse società
italiane tramite questa via potrebbero proporsi come leader
globali in settori come quello del mobile, degli oggetti per
la casa, dell’elettrodomestico, dell’abbigliamento
e degli accessori, dell’alimentare.
La loro offerta potrebbe coprire segmenti di mercato che vanno
da quello
medio-basso a quello del lusso. Ne hanno le competenze e probabilmente
i mezzi. Non è così chiaro se le imprese, e
il sistema paese in generale, ne abbiano la volontà.
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insintesi |
- Il made
in Italy è forte in beni da tempo maturi nei paesi
avanzati.
- Tali settori sono in fase di introduzione o sviluppo
nei paesi emergenti.
- I paesi emergenti presentano una platea di consumatori
di beni di fascia media in crescita ed una élite
con una struttura dei consumi sofisticata.
- Si tratta di mercati ideali per affermare leadership
italiane in settori come quelli dei beni della casa, della
moda e del food.
- Bisognerebbe lavorare in questi mercati con dedizione
e un’ottica di medio-lungo periodo. |
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