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Un trend di consumo
binario: da una parte, controllo sulle spese più routinarie,
dall’altra, cresce la ricerca di lussi appaganti e straordinari.
E la fascia media? In un mercato che offre poche certezze
a tutti i livelli sui trend di consumo futuri, almeno un elemento
sembra abbastanza sicuro:
la progressiva affermazione dei prodotti che offrono “value
for money”.
In poche parole, il consumatore cerca con sempre maggiore
insistenza e consapevolezza di spendere i suoi soldi per beni
che offrano il massimo bilanciamento in termini di prezzo,
qualità e quantità del prodotto, servizi pre
e post-vendita, garanzie da parte del produttore e del retailer.
Non necessariamente viene quindi ricercato il meglio inteso
in termini di qualità, ma come miglior compromesso
possibile relativamente agli standard qualitativi minimi e
al budget a disposizione del consumatore. Il fenomeno è
già evidentissimo da alcuni anni nel campo dei beni
più routinari. Alcuni esempi.
Nel settore food e grocery vincono a livello mondiale le catene
di supermercati
come Wal Mart, che offre beni di marca a prezzi quasi imbattibili
grazie a forti economie legate ai volumi e ad una struttura
di costi all’osso. In parallelo, presso tutte le catene
di supermercati aumentano le percentuali di fatturato realizzate
con prodotti a marchio del distributore, le cosiddette private
label, che a parità di qualità offrono prezzi
inferiori del 15-20% rispetto alle
grandi marche industriali e vengono garantite dal rivenditore.
Nel campo dell’abbigliamento si affermano, con processi
di espansione internazionale a macchia d’olio, operatori
come Zara ed Hennes&Mauritz. Questi, grazie ad una reimpostazione
del modello di business che permette maggior velocità
di reazione al mercato, offrono capi di qualità più
che accettabile sempre in linea
con gli ultimi trend della moda e a prezzi molto competitivi,
in negozi che offrono un’esperienza di acquisto piacevole.
Nel settore dell’arredamento è evidente a tutti
la crescita inarrestabile di Ikea, che ha fatto la sua fortuna
offrendo a livello globale uno dei massimi livelli di value
for money disponibili, con una proposta alla quale sembrano
ugualmente sensibili consumatori di tutto il mondo con caratteristiche
assai differenti fra loro.
CAUSE CONGIUNTURALI E STRUTTURALI
Una delle spiegazioni che più frequentemente vengono
date del fenomeno di cui
trattiamo è basata su elementi collegati alla congiuntura:
in periodi di crescita fiacca il consumatore è più
attento a come spende i suoi soldi e diventa più esigente.
Ma illumina solo una parte del fenomeno, quella collegata
al ciclo economico. Da questo punto di vista non si spiega
come il fenomeno value
for money sia particolarmente affermato in mercati dove i
redditi medi sono alti e la congiuntura economica negli ultimi
anni è stata mediamente brillante: alcuni esempi sono
gli Usa, il Regno Unito e la Spagna. Esistono invece anche
fattori strutturali. Il primo è di tipo macroeconomico
ed è collegato alla progressiva polarizzazione dei
redditi. Le statistiche dei maggiori centri di ricerca internazionale
mostrano in maniera univoca come in quasi tutte le nazioni
del
mondo si sia accentuata la differenza di reddito fra ricchi
e poveri. È aumentato il numero delle famiglie che
hanno visto comprimersi fortemente il loro potere d’acquisto
nell’ultimo decennio, pur in presenza di una crescita
economica generale, in alcune nazioni anche notevole. È
quindi emerso un grosso segmento di consumatori che per forza
di cose devono essere molto attenti al
valore di quello che i loro soldi acquistano.
Una secondo fattore è invece molto più collegato
alle abitudini di vita e alla psicologia del consumatore.
I consumi ripetitivi per buona parte non hanno nessuna connotazione
emotiva. In questo campo il consumatore
ricerca il massimo rapporto qualitàprezzo, in modo
da liberare nell’ambito del
proprio budget risorse da dedicare a consumi in crescita e
più appaganti o utili (salute, tempo libero, cultura,
tecnologie ecc.).
LA FRAMMENTAZIONE DEI COMPORTAMENTI
Questo fenomeno si lega ad un altro, quello della frammentazione
dei comportamenti di consumo, in maniera crescente autonomi
da parametri legati al ceto e al senso. Sempre più
i consumatori, a qualsiasi fascia di reddito
o gruppo sociale appartengano, sono disposti a spendere, anche
molto, per le loro “passioni”, che possono essere
le più diverse (mangiare fuori, fare un bel viaggio,
comprare lo stereo nuovo, il telefonino di ultima generazione
o gadget tecnologici), mentre vogliono sborsare il meno possibile
per beni di cui hanno bisogno, ma che non li coinvolgono emotivamente.
Diventa sempre più evidente
l’importanza e il ruolo di due portafogli d’offerta:
da una parte, la gamma value
for money (qualità buona o accettabile ai più
bassi prezzi possibili) rivolta ad un consumatore che ha bisogno
del bene o del servizio senza però annettergli grande
importanza o coinvolgimento emotivo, perché collegato
ad attività routinarie o non determinanti nell’aumentare
la qualità della sua vita; dall’altra,
i prodotti che coprono la nicchia degli“sfizi”,
beni ad alto impatto emotivo, di qualità impeccabile
e ad alto contenuto di tecnologia e innovazione incorporate
per i quali il consumatore è disposto a pagare un premium
price, anche sostanzioso, perché riconosce loro un
ruolo importante nell’arricchimento
della propria qualità di vita. Ciò non significa
la morte della fascia media. Piuttosto implica un suo ripensamento,
in termini di contenuto tecnico del prodotto, prezzo e servizio,
insomma, di proposta di valore.
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insintesi |
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L’affermazione del value for money è uno
dei trend di consumo più chiari di questi anni.
Il fenomeno è già evidente in alcuni settori
ed in crescita in altri.
- Le cause sono di tipo congiunturale (periodi di bassa
crescita) e strutturale (polarizzazione dei redditi, banalizzazione
di molti consumi e frammentazione
dei comportamenti del consumatore).
- Diventa necessario proporre con chiarezza beni che offrano
grande value for money o alto impatto emozionale e grande
qualità.
- La fascia media del mercato in questo contesto va ripensata. |
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