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Famiglie allargate
e single, “giovani vecchi”, convivenze e mobilità:
così i mutamenti demografici e sociali hanno creato
e moltiplicato nuove nicchie ancora disattese
I cambiamenti demografici e sociali solitamente procedono
a ritmi lenti e abbastanza regolari, tali da non attirare
l’attenzione; dopo un po’ di anni il loro effetto
cumulativo diventa però molto visibile e suscita reazioni
di interesse o di allarme. Questa affermazione è applicabile
all’evoluzione delle famiglie italiane negli ultimi
due decenni. Esaminiamone alcuni aspetti. Innanzitutto le
età della vita (infanzia, adolescenza, giovinezza,
età adulta e vecchiaia) si sono profondamente dilatate
nella loro durata e hanno contenuti diversi. Il confine tra
giovinezza ed età adulta si è spostato molto
in avanti. La percentuale di adulti giovani che vivono con
almeno un genitore è pari al 61% nella classe di età
25-29 e al 29,5% in quella 30-34. Se si considera la distinzione
fra sessi, le percentuali salgono al 70,5% e al 37,5% per
i maschi. Nella classe di età 35-39 quasi il 17% degli
uomini vive ancora con i genitori.
La coabitazione con i genitori è il risultato di scelte
di varia natura, nell’ambito delle quali si mescolano
progetti e aspettative sul futuro e difficoltà evidenti
di formare una famiglia propria, spesso per motivi economici.
Inoltre, l’età della vecchiaia si è enormemente
dilatata. Questo fenomeno, oltre ai logici vantaggi, ha portato
ad un notevole cambiamento dei rapporti intergenerazionali
e del funzionamento delle reti di assistenza.
Nel 2003 il 20,5% dei nuclei familiari con età fra
i 65 e i 74 anni era costituito da persone sole. La percentuale
saliva al 35,2% nella classe 75-84 anni. Il fenomeno degli
anziani soli attiva reti di solidarietà basate per
buona parte sulla famiglia, gli amici e il volontariato. Il
calo della fecondità, l’aumento dell’età
del matrimonio, il crescente tasso di attività femminile,
la difficoltà di entrata nel mondo del lavoro, i costi
di formazione e mantenimento di una famiglia, la crescente
instabilità dei rapporti matrimoniali, hanno portato
ad una forte perdita di terreno del modello familiare tradizionale.
Basti considerare che nel 2003 i single, i genitori soli non
vedovi, le coppie di fatto e quelle in cui almeno uno dei
componenti proveniva da una precedente esperienza coniugale
rappresentavano più di 5 milioni di famiglie.
Interessante è anche il fenomeno, emerso negli ultimi
8-10 anni, della famiglia ad “assetto variabile”,
la cui composizione cambia nel corso dell’anno a causa
degli spostamenti di uno o più dei suoi componenti,
che per vari motivi, studio o lavoro in primo luogo, risiedono
in posti diversi dalla dimora abituale per diversi giorni
alla settimana o per periodi più lunghi. Si tratta
di un gruppo di popolazione pari a 2,5 milioni di individui.
Veloce è anche l’evoluzione dei ruoli all’interno
della famiglia. Le donne, specie quelle con figli, hanno cercato
di conciliare lavoro e famiglia con una strategia basata sulla
compressione del tempo dedicato al lavoro familiare e, al
suo interno, aumentando il tempo dedicato ai figli e diminuendo
quello per le attività domestiche. Aumenta, seppur
molto lentamente, il contributo dato dagli uomini al lavoro
domestico: il 77% svolge quotidianamente almeno un’attività
di servizio, dedicandogli però in media solo 16 minuti.
Aumenta anche la multietnicità. Nel 2003, il 10,3%
dei matrimoni celebrati in Italia ha visto coinvolto almeno
un cittadino straniero. Nel 2001 le famiglie con almeno un
componente straniero erano 672.000, quelle con tutti componenti
stranieri 416.000.
Mutamenti lenti e strutture dei consumi
Queste modifiche sono avvenute in anni e, poiché la
famiglia è un importante centro di formazione delle
decisioni di consumo, investimento e risparmio, ora hanno
un pesante impatto economico. Senza andare troppo in là
e semplificando un po’, pensiamo a come poteva essere
percepito il mercato 20 o 25 anni fa da un produttore di beni
di consumo o da un fornitore di servizi personali. Quello
che veniva chiamato il “mercato” era una famiglia
fatta di italiani con figli, con l’uomo principale apportatore
di risorse economiche, un sistema di relazioni sociali e familiari
classico, nell’ambito del quale funzionava un sistema
di garanzia intergenerazionale in cui i figli assistevano
i genitori. Insomma, il quadretto spesso ancora oggi rappresentato
dalle pubblicità. Dopo gli studi, i figli tendevano
ad andarsene di casa, in buona parte dei casi perché
si sposavano, spesso rimanendo nelle vicinanze della città
d’origine. Adesso ci troviamo di fronte ad una miriade
di mercati, ognuno con esigenze, strutture dei consumi, capacità
di spesa assai diverse. Andiamo dai “vecchi ragazzi”
che vivono con i genitori ben dopo i 30 anni, alle donne che
lavorano e hanno poco tempo, alle famiglie mononucleari, giovani
o vecchie, a reti familiari allargate dove i compagni hanno
figli loro e figli di altri matrimoni e relazioni buone o
cattive con ex coniugi. Abbiamo famiglie i cui membri vivono
per lungo tempo distanti da casa e altre dove essi sono nati
e cresciuti in altri paesi e con culture diverse. Tanti mercati
e nicchie da far venire il mal di testa, ognuno alla ricerca
della giusta proposta di valore. Un problema per chi produce
beni e servizi? Più probabilmente un’opportunità
e uno stimolo a tenere d’occhio i movimenti lenti della
demografia e della società.
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in
sintesi |
- Fino a
qualche decennio fa, il “mercato” di riferimento
era una famiglia di italiani con figli, con l’uomo
principale apportatore di risorse, con un sistema di relazioni
classico, basato sull’asse intergenerazionale genitori-figli.
- I profondi mutamenti demografici e sociali hanno portato
a una frammentazione del modello classico di famiglia,
generando una miriade di mercati, ognuno con esigenze,
strutture dei consumi, capacità di spesa assai
diverse.
- Oggi crescono le famiglie in cui i figli vivono con
i genitori ben oltre l’ingresso nell’età
adulta, donne che lavorano, famiglie mononucleari di giovani
o anziani, famiglie allargate e convivenze di vario genere,
famiglie interetniche.
- Per chi produce beni e servizi, si tratta di un problema
e una opportunità in più, comunque di una
crescente diversificazione delle nicchie di riferimento
di cui tenere conto. |
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