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Mondo impresa
    di Fabio Salvati
     
 
C'era una volta il mercato
     
 

Famiglie allargate e single, “giovani vecchi”, convivenze e mobilità: così i mutamenti demografici e sociali hanno creato e moltiplicato nuove nicchie ancora disattese

I cambiamenti demografici e sociali solitamente procedono a ritmi lenti e abbastanza regolari, tali da non attirare l’attenzione; dopo un po’ di anni il loro effetto cumulativo diventa però molto visibile e suscita reazioni di interesse o di allarme. Questa affermazione è applicabile all’evoluzione delle famiglie italiane negli ultimi due decenni. Esaminiamone alcuni aspetti. Innanzitutto le età della vita (infanzia, adolescenza, giovinezza, età adulta e vecchiaia) si sono profondamente dilatate nella loro durata e hanno contenuti diversi. Il confine tra giovinezza ed età adulta si è spostato molto in avanti. La percentuale di adulti giovani che vivono con almeno un genitore è pari al 61% nella classe di età 25-29 e al 29,5% in quella 30-34. Se si considera la distinzione fra sessi, le percentuali salgono al 70,5% e al 37,5% per i maschi. Nella classe di età 35-39 quasi il 17% degli uomini vive ancora con i genitori.
La coabitazione con i genitori è il risultato di scelte di varia natura, nell’ambito delle quali si mescolano progetti e aspettative sul futuro e difficoltà evidenti di formare una famiglia propria, spesso per motivi economici.
Inoltre, l’età della vecchiaia si è enormemente dilatata. Questo fenomeno, oltre ai logici vantaggi, ha portato ad un notevole cambiamento dei rapporti intergenerazionali e del funzionamento delle reti di assistenza.
Nel 2003 il 20,5% dei nuclei familiari con età fra i 65 e i 74 anni era costituito da persone sole. La percentuale saliva al 35,2% nella classe 75-84 anni. Il fenomeno degli anziani soli attiva reti di solidarietà basate per buona parte sulla famiglia, gli amici e il volontariato. Il calo della fecondità, l’aumento dell’età del matrimonio, il crescente tasso di attività femminile, la difficoltà di entrata nel mondo del lavoro, i costi di formazione e mantenimento di una famiglia, la crescente instabilità dei rapporti matrimoniali, hanno portato ad una forte perdita di terreno del modello familiare tradizionale. Basti considerare che nel 2003 i single, i genitori soli non vedovi, le coppie di fatto e quelle in cui almeno uno dei componenti proveniva da una precedente esperienza coniugale rappresentavano più di 5 milioni di famiglie.
Interessante è anche il fenomeno, emerso negli ultimi 8-10 anni, della famiglia ad “assetto variabile”, la cui composizione cambia nel corso dell’anno a causa degli spostamenti di uno o più dei suoi componenti, che per vari motivi, studio o lavoro in primo luogo, risiedono in posti diversi dalla dimora abituale per diversi giorni alla settimana o per periodi più lunghi. Si tratta di un gruppo di popolazione pari a 2,5 milioni di individui. Veloce è anche l’evoluzione dei ruoli all’interno della famiglia. Le donne, specie quelle con figli, hanno cercato di conciliare lavoro e famiglia con una strategia basata sulla compressione del tempo dedicato al lavoro familiare e, al suo interno, aumentando il tempo dedicato ai figli e diminuendo quello per le attività domestiche. Aumenta, seppur molto lentamente, il contributo dato dagli uomini al lavoro domestico: il 77% svolge quotidianamente almeno un’attività di servizio, dedicandogli però in media solo 16 minuti.
Aumenta anche la multietnicità. Nel 2003, il 10,3% dei matrimoni celebrati in Italia ha visto coinvolto almeno un cittadino straniero. Nel 2001 le famiglie con almeno un componente straniero erano 672.000, quelle con tutti componenti stranieri 416.000.

Mutamenti lenti e strutture dei consumi
Queste modifiche sono avvenute in anni e, poiché la famiglia è un importante centro di formazione delle decisioni di consumo, investimento e risparmio, ora hanno un pesante impatto economico. Senza andare troppo in là e semplificando un po’, pensiamo a come poteva essere percepito il mercato 20 o 25 anni fa da un produttore di beni di consumo o da un fornitore di servizi personali. Quello che veniva chiamato il “mercato” era una famiglia fatta di italiani con figli, con l’uomo principale apportatore di risorse economiche, un sistema di relazioni sociali e familiari classico, nell’ambito del quale funzionava un sistema di garanzia intergenerazionale in cui i figli assistevano i genitori. Insomma, il quadretto spesso ancora oggi rappresentato dalle pubblicità. Dopo gli studi, i figli tendevano ad andarsene di casa, in buona parte dei casi perché si sposavano, spesso rimanendo nelle vicinanze della città d’origine. Adesso ci troviamo di fronte ad una miriade di mercati, ognuno con esigenze, strutture dei consumi, capacità di spesa assai diverse. Andiamo dai “vecchi ragazzi” che vivono con i genitori ben dopo i 30 anni, alle donne che lavorano e hanno poco tempo, alle famiglie mononucleari, giovani o vecchie, a reti familiari allargate dove i compagni hanno figli loro e figli di altri matrimoni e relazioni buone o cattive con ex coniugi. Abbiamo famiglie i cui membri vivono per lungo tempo distanti da casa e altre dove essi sono nati e cresciuti in altri paesi e con culture diverse. Tanti mercati e nicchie da far venire il mal di testa, ognuno alla ricerca della giusta proposta di valore. Un problema per chi produce beni e servizi? Più probabilmente un’opportunità e uno stimolo a tenere d’occhio i movimenti lenti della demografia e della società.

--> in sintesi
- Fino a qualche decennio fa, il “mercato” di riferimento era una famiglia di italiani con figli, con l’uomo principale apportatore di risorse, con un sistema di relazioni classico, basato sull’asse intergenerazionale genitori-figli.
- I profondi mutamenti demografici e sociali hanno portato a una frammentazione del modello classico di famiglia, generando una miriade di mercati, ognuno con esigenze, strutture dei consumi, capacità di spesa assai diverse.
- Oggi crescono le famiglie in cui i figli vivono con i genitori ben oltre l’ingresso nell’età adulta, donne che lavorano, famiglie mononucleari di giovani o anziani, famiglie allargate e convivenze di vario genere, famiglie interetniche.
- Per chi produce beni e servizi, si tratta di un problema e una opportunità in più, comunque di una crescente diversificazione delle nicchie di riferimento di cui tenere conto.
   
 
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