|
|
|
Negli ultimi quattro
decenni abbiamo assistito ad una fortissima evoluzione
dei rapporti fra impresa e consumatore. Vediamo di descriverne
le tappe principali, seppur in forma sintetica, facendo riferimento
a una tabella elaborata da due dei migliori studiosi mondiali
del fenomeno, Prahlad e Ramaswamy.
Fino ai primi anni ’80 l’impresa considera il
consumatore un interlocutore passivo, inquadrabile tramite
medie statistiche. Il metodo principale perconoscerlo sono
le ricerche di mercato. I prodotti sono pensati all’interno
dell’azienda e destinati a segmenti di consumatori predeterminati.
Il passaggio del prodotto dall’azienda al mercato vede
il trade in funzione passiva, con compiti di creazione dell’assortimento
e logistici.
Allo stesso modo la comunicazione fra impresa e cliente è
unidirezionale,
basata su messaggi standard convogliati tramite i media di
massa. Nella seconda metà degli anni ’80, pur
rimanendo il ruolo del consumatore sostanzialmente passivo,
si inizia a considerarlo come unità e non più
come appartenente ad un segmento statistico indistinto.
Anche i prodotti iniziano ad essere configurati sulla base
dei feed back che arrivano dai consumatori, principalmente
tramite l’assistenza ai clienti, assicurata dagli help
desk e dai call center, che proprio in quegli anni iniziano
a
moltiplicarsi velocemente.
I prodotti non sono ancora individualizzati. Le imprese però
compiono sforzi di
adattamento offrendo ai clienti pacchetti prodottoservizio
preconfigurati e
composti di unità di prodotto e di servizio standard.
Inizia a farsi strada, anche grazie allo sviluppo delle tecnologie
informatiche, il database marketing che permette all’impresa
di raccogliere informazioni sul
singolo cliente per studiarne abitudini e desideri. La comunicazione
impresacliente inizia a farsi bidirezionale. In questo periodo
il ruolo del trade si fa un po’più attivo. In
molti casi, questi fa da tramite fra impresa e cliente,
seppur con una funzione ancora limitata alla pura raccolta
di dati dal mercato
da trasmettere all’industria e alla trasmissione al
consumatore dei messaggi dell’industria, più
articolati e individualizzati rispetto al periodo precedente.
Il trend si accentua nella seconda parte degli anni ’90,
nel corso dei quali i
consumatori, pur essendo tenuti in maggior considerazione,
vengono ancora considerati soggetti passivi che però
devono essere maggiormente
compresi. Si capisce che è necessario sviluppare la
fiducia del consumatore,
allacciando rapporti (possibilmente) di lunga durata. Si iniziano
ad
osservare con attenzione le tendenze e le necessità
latenti del mercato tramite
l’interazione con i consumatori pionieri. Grazie alla
maggiore flessibilità delle tecnologie produttive diventa
possibile personalizzare i prodotti e i servizi a partire
da menu di funzioni preconfigurati. La conoscenza del consumatore
e del mercato diventa approfondita. Si sviluppa il marketing
relazionale
e la comunicazione si fa bidirezionale. Il ruolo del trade
inizia a diventare strategico. Configurandosi come luogo di
incontro fra azienda e consumatore, il trade assume un ruolo
crescente nella interpretazione delle esigenze e delle aspirazioni
del mercato, fornisce servizi, in via autonoma o concordata
con l’industria, che arricchiscono l’esperienza
d’acquisto e sono il tramite principale per l’instaurazione
e il mantenimento di rapporti di lungo periodo fra industria
e consumatore. Negli anni 2000, il rapporto fra impresa e
consumatore si fa più intenso e complesso.
Il consumatore entra a tutti gli effetti a far parte della
catena di creazione di valore dell’azienda. Le imprese
più evolute e il consumatore dialogano continuamente,
individuano insieme i bisogni presenti e latenti, e forniscono
risposte. Il mercato diventa un vero e proprio forum per la
creazione congiunta
(co-creazione) di prodotti e servizi. Le basi della co-creazione
sono il dialogo,
l’accesso e la trasparenza. Il dialogo diventa continuo
e attivo. Il trade diventa
il punto focale della comunicazione e il luogo principale
dove prodotti e
servizi vengono co-creati, dove si raccolgono gli stimoli
che permettono all’industria di personalizzare la sua
offerta e di offrire ai clienti esperienze d’acquisto
altamente individualizzate. Il rapporto fra industria e trade
diventa strategico. Le forme di integrazione si fanno più
spinte.
L’industria ha bisogno del trade per interagire con
il mercato e il trade ha bisogno dell’industria per
offrire prodotti e servizi distintivi.
L’integrazione a valle dell’industria, già
iniziata negli anni ’80 e ’90 con la
costituzione di reti in franchising e di negozi monomarca
a gestione diretta, da strumento per aumentare le vendite
diventa strumento essenziale per il
controllo del mercato. Il pdv diventa il luogo dove l’offerta
aziendale può essere recepita in tutto il suo valore
o dove il valore offerto può essere
distrutto a causa di errori nella sua comunicazione al cliente
finale. Nè l’industria nè il trade possono
permettersi questa evenienza e sempre più saranno
costrette a collaborare, ad allearsi, per comunicare col mercato
e creare valore
insieme ad esso. La creazione di strategie collaborative fra
industria e trade sarà uno degli elementi più
importanti per creare valore e solidi vantaggi competitivi
nei prossimi anni.
| -->
|
in
sintesi |
-
Fino ai primi anni ’80 l’impresa considera
il consumatore un interlocutore
passivo, inquadrabile tramite medie statistiche.
- Nella seconda metà degli anni ’80 si inizia
a considerare
il consumatore come unità. Il ruolo del trade si
fa un po’ più attivo nella
relazione impresa-consumatore.
- Negli anni ’90, si sviluppa il marketing relazionale
e la comunicazione
si fa bidirezionale. Il ruolo del trade inizia a diventare
strategico. Cresce
l’integrazione a valle dell’industria con
reti di franchising monomarca.
- Negli anni 2000, il mercato diventa un vero e proprio
forum per la
creazione congiunta fra consumatore e azienda (co-creazione)
di prodotti
e servizi. Il trade diventa il punto focale della comunicazione
e il rapporto
fra industria e trade diventa strategico. Le forme di
integrazione si fanno
più spinte. |
|