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Quando diventa
una componente fondamentale della crescita aziendale, la proiezione
sui mercati esteri comporta processi decisionali strutturali
e complessi
L’impostazione di una strategia di export comporta
una serie di sceltepreliminari fondamentali per la sua riuscita.
La prima riguarda l’atteggiamento aziendale nei confronti
dell’export, ovvero se esso debba diventare una componente
fondamentale della crescita aziendale o limitarsi alla ricerca
opportunistica di vendite aggiuntive. Nel secondo caso, può
essere affidato a importatori
e intermediari in grado di assicurare vendite su alcuni mercati,
dove però non
garantiscono il radicamento di un’azienda e dei suoi
prodotti e non hanno la capacità o l’interesse
a costruire rapporti di lungo periodo o a prendere precisi
impegni in termini di risultati commerciali e di visibilità
di azienda e di marca. Una opzione di questo genere, pur potendo
a volte assicurare buoni risultati
di vendita, solitamente determina posizioni assai deboli nei
mercati esteri coperti e una loro scarsa conoscenza. In caso
di rottura dei rapporti con gli interlocutori stranieri si
determina una compromissione totale o comunque molto seria
delle vendite.
Una strategia di questo genere solitamente viene adottata
da aziende che hanno dimensioni ridotte e organizzazioni piuttosto
semplificate.
A esse si affiancano solitamente imprese impegnate in processi
di forte crescita
sul loro mercato domestico che, prima di iniziare una seria
politica di internazionalizzazione, preferiscono consolidare
le loro posizioni in patria, senza trascurare occasioni di
vendite supplementari sui mercati esteri.
Quando l’export diventa parte fondamentale, il processo
decisionale deve riguardare una serie di elementi. Il primo
è la scelta dei mercati strategici. Si tratta di quelli
che l’azienda considera fondamentali per il proprio
futuro e ai quali vuole dedicare investimenti importanti,
sia in termini di risorse umane
sia di investimenti commerciali. La scelta dei mercati strategici
va fatta con grande cura utilizzando un’analisi di attrattività.
L’attrattività è data da una serie di
fattori di tipo macroeconomico, da elementi di tipo sociale
e giuridico e da altri più strettamente collegati al
prodotto di un’azienda. Fra i primi rientrano
elementi quali la grandezza in valori assoluti e in termini
di tassi di crescita del Pil, del reddito medio, della spesa
per consumi ed investimenti, dei tassi di attività
e di disoccupazione.
Importanti sono poi elementi di natura finanziaria e giuridica
come la variabilità
del cambio, la presenza di un sistema bancario e finanziario
evoluto, la possibilità di muovere capitali in entrata
e in uscita dal paese, un sistema legislativo e giudiziario
efficiente, un sistema burocratico pesante o leggero. Da tenere
in forte considerazione sono poi importanti elementi socio-demografici
come il tasso di attività e di occupazione femminile,
la composizione della famiglia media, i livelli di scolarizzazione.
Questo tipo di analisi èparticolarmente utile quando
si esaminano e si comparano paesi in via di rapido sviluppo;
per i paesi di industrializzazione antica è meno importante
poiché le loro caratteristiche sono mediamente note
e la loro affidabilità è elevata. Quando si
passa all’analisi di elementi più legati al prodotto
di un’azienda, occorre esaminare la struttura dei consumi,
le abitudini di acquisto, l’organizzazione del mercato
e in particolare la struttura dei canali distributivi e del
commercio al dettaglio, lo status della concorrenza, sia locale
sia straniera, per un dato prodotto e l’accettazione
del prodotto straniero da parte del consumatore. Molto utileè
anche l’esame dei risultati ottenuti da aziende straniere
con prodotti simili, per caratteristiche e posizionamento,
a quelli che si intendono commercializzare.
SCELTI I MERCATI, DECIDERE COME ENTRARE
Compiuta questa analisi diventa possibile fare una lista dei
mercati strategici e iniziare a impostare una strategia di
penetrazione che può essere indiretta o diretta. La
prima, prevede l’utilizzo di un’organizzazione
terza che si occupi di gestire il mercato in stretto coordinamento
con il produttore. Si tratta solitamente di trading companies
o organizzazioni di import e commercializzazione che commercializzano
marchi stranieri importanti e dispongono di proprie reti di
venditori e/o agenti e di una solida reputazione e visibilità
sul mercato. Con questi operatori, che diventano veri e propri
partner, vengono instaurati rapporti continuativi e collaborativi,
in modo da poter condeterminare strategie di vendita, posizionamento
del prodotto sul mercato e azioni commerciali da intraprendere.
Una strategia di penetrazione diretta si basa sull’apertura
nei mercati strategici di filiali di vendita o di uffici di
rappresentanza, che a loro volta possono collaborare con operatori
terzi o gestire proprie reti di vendita, negozi a gestione
diretta o catene di pdv in franchising. Le due strategie di
penetrazione non si escludono a vicenda. |