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Ageless marketing:
appeal senza età
Se si guarda ad altri mercati, in
particolare il Giappone dimostra che esiste un’altra
strategia per le aziende che hanno come target dei
gruppi trasversali.
Si tratta dell’“ageless marketing”,
o marketing senza età. L’idea di questa
strategia è che ci si debba rivolgere non all’età
del consumatore, ma
sottolineare l’utilità del prodotto o
servizio. Lo sviluppo di nuovi prodotti
è orientato alle necessità particolari
di consumatori più anziani, ma, dato che
questi prodotti sono semplici e di facile uso, sono
di beneficio per tutte le
fasce di consumatori. L'“ageless marketing”
di successo, che basa la propria credibilità
su valori universali e non legati all’età,
aumenta anche l’appetibilità
commerciale di una marca o di un prodotto. Ciò
vale in particolare per
i consumatori anziani poiché sono più
attenti al contenuto e all’autenticità
dei messaggi e dei valori comunicati. L’“ageless
marketing” è già stato sperimentato
negli Usa per gran parte dei settori. Ne è
un esempio la New
Balance, un’industria produttrice di calzature
per lo sport, che ha dimostrato
come l’“ageless marketing” può
essere usato per ottenere una capacità
di attrazione universale verso una determinata marca.
Alla fine degli anni ’80 questa azienda produttrice
di calzature di Boston reagì alla crescita
della fascia di consumatori anziani cominciando a
spostare il proprio “brand focus”
di conseguenza e ottenendo ottimi risultati. Tra il
1997 e il 2002 il “marketing
senza età” ha permesso a New Balance
di raggiungere una crescita media
nelle vendite del 19% annuo nel mercato delle calzature
per lo sport, un mercato che era precedentemente visto
come saturo. Nel 2004 le vendite
globali della società hanno sfiorato gli 1,5
miliardi di dollari. Il successo di questo nuovo approccio
di vendita è dovuto a quattro fattori principali:
i valori universali su cui ha puntato la campagna
pubblicitaria (felicità interiore, indipendenza,
autorealizzazione) con l’utilizzo di immagini
neutre o modelli di
varie età usati per indicare l’ampio
spettro del gruppo target; i diversi canali
di vendita che coprono i diversi segmenti di età,
nessun personaggio famoso come testimonial, con tutta
l’attenzione rivolta ai prodotti, sviluppati
sia per atleti professionisti sia per quelli che fanno
sport durante il tempo libero.
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La generazione
emergente di ultracinquantenni apre inedite opportunità
per produttori e rivenditori. Perché hanno potere d’acquisto
e cultura, abbracciano modelli giovanili e rispondono ai messaggi
di comunicazione trasversali
Recentemente Pricewaterhouse Coopers Germania
ha unito le forze con l’Università di St. Gallen
(Svizzera) per portare avanti uno studio su “Generazione
di ultracinquantacinquenni - Opportunità per i negozianti
e i produttori di beni di consumo, sull’industria dei
beni di consumo e i negozi”, analizzando i dati in relazione
alle seguenti questioni:
– che effetto avrà il mutamento demografico sui
modelli di attività utilizzati dai produttori e rivenditori
di beni di consumo?
– quali opportunità di crescita nasceranno per
queste aziende tenendo conto delle esigenze degli ultracinquantacinquenni
o focalizzando l’attenzione
esplicitamente su questa fascia d’età?
– che cosa dovrebbero fare le aziende per sfruttare
questo potenziale?
Lo studio utilizza queste analisi come base per verificare
come le aziende possano garantire che il loro modello di attività
sia in grado di rispondere in
modo vincente al mutamento demografico.
L’ETÀ AVANZA E CRESCONO LE OPPORTUNITÀ
Attualmente un quinto della popolazione della maggior parte
dei paesi europei ha un’età di oltre 60 anni.
Nei paesi dell’Europa occidentale questo gruppo più
anziano, che ha potere di acquisto superiore alla media ed
è disposto a spendere per i beni di consumo e i servizi,
sta cambiando la società dei consumi. Lo studio indica
che una maggiore attenzione ai bisogni e ai desideri dei consumatori
più anziani può offrire ai rivenditori e ai
produttori di beni di consumo un considerevole potenziale
di sviluppo anche in un mercato altamente
competitivo ma in fase di stagnazione. Finora, le aziende
europee non stanno approfittando di queste opportunità.
La struttura della popolazione mondiale sta cambiando: la
percentuale di soggetti anziani è in aumento in ogni
parte del mondo.
Nei paesi occidentali più industrializzati coloro che
superano i 60 anni sono già circa il 20% della popolazione.
Nel 1950 la cifra era del 12%. Entro il 2050 nei paesi occidentali
industrializzati gli ultrasessantenni saranno in media quasi
un terzo della popolazione e in Giappone supereranno il 42%.
Le proiezioni contenute nella pubblicazione più recente
della Divisione Demografica dell’Onu rivelano che nel
2050 solo uno dei dieci paesi più “anziani”
al mondo sarà una nazione occidentale industrializzata,
e questo paese è l’Italia. Gli altri paesi saranno
nazioni del sud-est asiatico come la Corea del Sud, il Giappone,
Singapore, e paesi dell’Europa centro-orientale come
la Slovenia, l’Ucraina,
la Slovacchia e la Lituania.
MUTAMENTI DEMOGRAFICI E POTERE DI ACQUISTO
Analizzando il potere d’acquisto e il comportamento
del consumatore dei gruppi più anziani della popolazione
rispetto al mercato tedesco, si vede che attualmente la “società
che invecchia” è già un mercato in fase
di crescita. Ovviamente, questi dati non sono applicabili
agli altri mercati europei o al resto del mondo senza ulteriori
studi, ma segnalano una tendenza, almeno per quanto riguarda
le nazioni occidentali industrializzate.
La piccola e grande distribuzione e i produttori di beni di
consumo farebbero bene a tenere ben presente questo trend
nella pianificazione delle proprie attività. La situazione
in Germania è particolarmente interessante:
– ogni mese, i consumatori della fascia di età
tra i 55 e i 65 anni spendono circa 2.360 euro in beni di
consumo e servizi, molto più della media della popolazione
nel suo insieme;
– il potere d’acquisto per anno degli ultracinquantenniè
stimato intorno ai 90-150 miliardi di euro, le stime più
spinte indicano addirittura una spesa di 640 miliardi di euro;
– un acquirente di auto nuova su due ha più di
50 anni;
– una persona su tre oltre i 50 anni, e, più
specificamente, una su due tra i 50 e i 59 anni, usa internet;
– il 45% degli ultracinquantenni si sente edonistico
e si dichiara d’accordo con la frase: “Preferisco
vivere bene che risparmiare sempre”. Allo stesso tempo,
si stanno sviluppando nuovi mercati per soddisfare le preferenze
di consumo
degli ultracinquantacinquenni. Non si tratta di mercati di
nicchia. Questa fascia di età spende mediamente per
prodotti legati alla salute e alla cura della persona, o prodotti
per la casa e i viaggi, di più di ogni altra fascia
d’età e in alcuni casi nettamente di più.
Finora, in Germania le aziende del settore non sono state
molto pronte a reagire a questi cambiamenti. Il 34% crede
che i mutamenti demografici avranno delle ripercussioni negative
sul proprio giro di affari, e solo l’11% li vede come
un fattore positivo. Alcuni comparti, come per esempio il
settore bancario, quello assicurativo e il turismo, si sono
già adattati a venire incontro ai bisogni di una clientela
più anziana, ma la piccola e grande distribuzione e
i produttori di beni di consumo sono ancora in ritardo rispetto
all’adattare i propri prodotti e servizi, o a cambiare
il modo in cui li indirizzano
a particolari gruppi di consumatori, o a ristrutturare i propri
punti di vendita o l’ubicazione degli stessi. Inoltre,
non tutti riusciranno a sfondare in questo mercato e non tutte
le aziende saranno in grado di sfruttare questo potenziale,
dato che la generazione degli ultracinquantacinquenni ha delle
aspettative decisamente maggiori e articolate rispetto ai
più giovani nei confronti della distribuzione e della
produzione.
LA CHIAVE DEL TARGETING: LO STILE DI VITA È PIÙ
GIOVANE
Gli ultracinquantacinquenni non sono un gruppo omogeneo; questo
segmento è composto da vari e svariati gruppi target,
nettamente diversi come condizione economica e modo in cui
impiegano il tempo libero. Si deve tener presente che tra
gli ultracinquantacinquenni sono compresi anche coloro che
hanno vissuto la seconda guerra mondiale, ma anche i figli
dei fiori degli anni Sessanta. Due sono le questioni di importanza
centrale se vogliamo capire gli ultracinquantacinquenni: per
prima cosa, i consumatori “maturi” definiscono
sé
stessi meno in termini di età e più di stile
di vita e, in secondo luogo, in genere si sentono dai 10 ai
15 anni più giovani della loro età effettiva.
Dunque, un marketing basato sull’età non funziona.
Ovvio che si deve considerare l’età, ma questo
fattore da solo non è in grado di delineare un quadro
accurato dei valori, degli atteggiamenti e dei comportamenti
dimostrati dai vari gruppi target. Le aziende dovrebbero invece
usare gli stili di vita specifici delle differenti fasce di
clientela per creare dei segmenti di mercato vincenti.
Per raggiungere i gruppi target, devono riconoscere che la
gente si sente più giovane della propria età.
I consumatori anziani non vogliono essere visti
come appartenenti alla “terza età”, dato
che si identificano ancora con modelli molto più giovani.
Poiché i mutamenti demografici indicano che nel futuro
gli ultracinquantacinquenni saranno la parte“centrale”
del mercato, questa fascia dovrebbe essere trattata come tale
e non come un gruppo anziani e marginale.
FATTORI DI SUCCESSO NEL MERCATO DEGLI OVER 50
Gli ultracinquantacinquenni sono molto esigenti in fatto di
prodotti e servizi, ma sono anche pronti a pagare di più
per averli. I produttori di beni di consumo possono rivolgersi
a questo mercato mettendo in evidenza la qualità e
la convenienza (facilità d’impiego) dei loro
prodotti. La piccola distribuzione
può distinguersi dalla concorrenza della grande distribuzione,
che guarda soprattutto al prezzo, offrendo servizi e consigli
personalizzati. Per sfruttare
al meglio questi fattori, produttori e rivenditori dovrebbero
collaborare molto strettamente. In pratica, questo tipo di
collaborazione, per esempio
la “gestione di categoria” o la “risposta
efficace al consumatore”, rimane un’eccezione
piuttosto che la regola.
I seguenti risultati della indagine e analisi del mercato
tedesco rivelano quanto siano in realtà importanti
la qualità, la convenienza, i consigli e i servizi.
– Per tre quarti degli ultracinquantacinquenni la qualità
è più importante del prezzo; la metà
di questo gruppo solitamente acquista prodotti di fascia
alta.
– Quasi il 60% dei consumatori “anziani”
dichiara che nel caso non fossero soddisfatti del modo in
cui un prodotto viene confezionato, si indirizzerebbero
verso prodotti alternativi per un successivo acquisto.
– I consumatori oltre i 45 anni preferiscono negozi
più piccoli ma centrali, con servizio personalizzato
ed esperto fornito da personale di vendita più maturo.
I megastore o i centri commerciali fuori dal centro cittadino
nel medio termine tenderanno ad attrarre meno i consumatori.
– I servizi con valore aggiunto collegati ai prodotti
si stanno dimostrando più importanti dei prodotti stessi
nelle decisioni di acquisto. La combinazione
giusta di prodotto e servizio promette il migliore potenziale
di crescita e offre inoltre i margini di profitto più
alti.
Non è necessario che i produttori e i rivenditori di
beni di consumo ristrutturino la propria azienda completamente
per sfruttare al meglio le possibilità
offerte dai mutamenti demografici.
In alcuni casi, per i rivenditori si tratta semplicemente
di ottimizzare il design e il layout interno del punto di
vendita e il servizio (personale competente,
packaging, assistenza post-vendita), mentre per i produttori
beni di consumo si tratta di ripensare il confezionamento,
l’etichettatura e i veicoli pubblicitari per rivolgersi
a una clientela più matura.
Ma le aziende possono ottenere il maggiore potenziale di crescita
e i margini di profitto più elevati concentrando il
loro modello commerciale sui bisogni particolari degli over
55.
ADATTARE IL MODELLO COMMERCIALE: IL CHECK UP DEMOGRAFICO
Il requisito per il successo commerciale in periodi di mutamenti
demografici è che il modello commerciale dell’azienda
possa rispondere con efficacia a questi mutamenti. I quali
avranno effetti su tutti i modelli commerciali, sia quelli
rivolti
a larghe fasce della popolazione sia quelli il cui target
è molto più ristretto.
Ogni azienda e ogni linea commerciale dovrebbero essere analizzate
per vedere quale sarà il loro comportamento davanti
ai mutamenti demografici. Una volta fatto ciò, si deciderà
come adattare l’azienda o la linea per assicurarne il
successo. Come altre sfide strategiche, i mutamenti demografici
sono in primo luogo un compito che tocca alla direzione aziendale
trattare.
La demografia deve diventare parte integrante della pianificazione
aziendale di ogni impresa. Il check up demografico dovrebbe
stabilire in primo luogo le seguenti questioni chiave: quali
prodotti e servizi si intendono fornire; per quali mercati;
quali gruppi target; in quale forma (canali di vendita, comunicazioni).
Questo check up demografico (vedi schema pagina precedente,
ndr) per la piccola e media distribuzione e per i produttori
di beni di consumo dovrebbe fornire una traccia per sviluppare
un modello commerciale che possa affrontare i mutamenti demografici.
per gentile concessione del mensile Mark Up
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