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Rotazione delle vetrine ogni sei mesi
per Schiatti Arredamenti di Desio (Mi). |
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provincia di Brescia, lo showroom Tosi Mobili ha una
media di 35 modelli
di cucina. |
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| Negozio
monomarca
Arclinea, Sicarmo
è un punto di riferimento storico per Torino. |
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| Le
Stanze Arredamenti oggi ha due realtà in provincia
di Modena. |
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Un’inchiesta
sulla possibilità di accelerare la rotazione delle
cucine da esposizione, creando anche una opportunità
di “svendita” di qualità in partnership
con altri retailer o con i produttori
Ambiente Cucina vuole rafforzare ulteriormente
il rapporto con il trade specializzato, da sempre ritenuto
il principale lettore della rivista e un fondamentale anello
della catena del valore per la cucina italiana. In questa
ottica abbiamo chiesto alle principali aziende produttrici
del settore di aiutarci a creare una rete di negozi che ci
diano il loro contributo per avviare una serie di inchieste
su temi specifici legati alla distribuzione. Così,
dopo il primo incontro in redazione con alcuni dei più
importanti player della zona di Milano, durante il quale sono
emersi temi e argomenti di confronto, ecco una prima indagine
che spazia qua e là per l’Italia. Il tema è
quello della “permanenza” dei modelli di cucine
nel punto vendita. La cucina è di per sé un
prodotto complesso, a rotazione lenta: si acquista, ancora
oggi e a differenza di altri beni altrettanto impegnativi,
solo poche volte nella vita. In aggiunta, la cucina va messa
in scena, allestita, animata e ambientata per attrarre l’attenzione
della clientela. Ne consegue quindi che gli scenari costruiti
in negozio restano fermi in media per mesi (a volte anni,
come risulta dal nostro servizio). Come affrontano il problema
i retailer specializzati? È possibile trovare una soluzione
più organizzata e magari più aggressiva - come
l’outlet - allo smaltimento delle composizioni da esposizione?
Sentendo diversi rivenditori in regioni diverse sembra che
- complice forse anche il momento di crisi - le soluzioni
praticabili non siano a portata di mano. Come per altri temi,
ci si richiama a una maggiore sinergia con la produzione o
a una collaborazione tra distributori:
sono segnali che continuiamo a raccogliere e proporre al settore.
Intanto,
la formula dell’outlet funziona da tempo in altri settori
e anche nelle cucine
vi sono esperienze all’attivo, che segnaliamo per completezza
di informazione.
“gestito in proprio o con un
gruppo di rivenditori”
Il nostro itinerario d’inchiesta parte questa volta
dal Centro Italia. Sono tre i punti vendita “targati”
Di Paolo Arredamenti in Abruzzo: uno a Bellante (a pochi chilometri
da Teramo), uno a Teramo e uno a Montesilvano (Pescara), ma
Roberto Di Paolo - contitolare dell’azienda con il padre
e il fratello - annuncia già una nuova apertura nel
2010, a San Benedetto del Tronto. «Il nostro punto vendita
di Bellante, in particolare, è piuttosto noto e meta
d’acquisto per clientela che proviene da tutta la regione.
Si trova infatti in una zona decentrata, piacevolmente immersa
nella natura abruzzese e... non ci si passa davanti: bisogna
venirci appositamente. Sono 5.000 mq dedicati all’arredamento
di tutte le aree della casa, con tre zone riservate alle cucine:
una con marchi posizionati in fascia media, una per la fascia
alta e infine una zona dedicata alla cucina in stile classico,
su una superficie totale di quasi 700 mq e una media compresa
tra le 30 e le 40 composizioni esposte. In media ogni cucina
“vive” circa due anni nel punto vendita, anche
se in alcuni casi la rotazione è più veloce.
Riteniamo di essere stati in grado di instaurare rapporti
soddisfacenti con i nostri fornitori di cucine, in particolare
con accordi interessanti sugli investimenti di campionatura,
che ci consentono di gestire anche i tempi di permanenza dei
modelli in negozio. Certamente capita di ricorrere alla svendita,
per modelli particolarmente difficili: in questo caso cerchiamo
di recuperare il costo fattura, ricaricando solo le spese
vive di smontaggio e trasporto. Dalla mia esperienza con le
altre tipologie e marche di arredo, e tenuto conto della complessità
del prodotto cucina, non credo che i miei fornitori potrebbero
fare molto più di quel che già fanno per movimentare
la rotazione. L’outlet potrebbe forse rappresentare
uno sbocco, se gestito in proprio dal rivenditore (o da un
gruppo di rivenditori): affidarsi a una struttura terza farebbe
lievitare i costi e quindi renderebbe la formula di scarso
interesse sia per il distributore sia per l’acquirente.
Inoltre, non bisogna sottovalutare l’aspetto delicato
dello spostamento delle cucine, che dovrebbero essere smontate
dall’esposizione, trasportate e rimontate nell’outlet».
“Una formula di cui valutare i rischi”
Diversa la zona geografica e anche l’ubicazione per
lo showroom Schiatti Arredamenti di Desio (Milano): un’esposizione
su 3 livelli, affacciata con una dozzina di vetrine su un’arteria
principale di forte traffico, per una superficie complessiva
di circa 4.000 mq. «Ci stiamo ampliando di 800 mq dove
svilupperemo ed amplieremo i servizi e la progettazione -
afferma Pierpaolo Schiatti che dirige e coordina il punto
vendita - Gli ambienti cucina esposti sono una ventina di
cui 3 in vetrina. La rotazione della vetrina è semestrale
mentre quella dello spazio cucine viene gestita a seconda
dei cambiamenti delle mode o dei prodotti delle aziende.
A volte viene modificato lo stand con gli accessori e i colori
di struttura per inserire la cucina in un contenitore più
in linea con tendenze e colori del momento. Altre volte una
rotazione interna si costruisce con promozioni (non pubblicizzate
in vetrina) per altri modelli; a fronte degli accordi con
le aziende produttrici, viene fatta una rotazione del prodotto
a loro cura e spesa. L’outlet potrebbe diventare un’alternativa
forse perseguibile, in assenza di accordi stabiliti con le
aziende per gli eventuali ritiri di prodotti vecchi a fronte
di nuove campionature. I produttori potrebbero organizzare
degli outlet creando la struttura e mettendoli a disposizione
dei rivenditori che, applicando un abbattimento sul prezzo
di fattura, li utilizzerebbero come valvola di sfogo. Le mie
esperienze sul tema si riferiscono agli accordi commerciali
che intavolo ogni volta che c’è una campionatura:
se la campionatura viene pagata, si presuppone il supporto
da parte del produttore nella rotazione. Altrimenti, punto
al conto vendita in modo che il prodotto rimanga dell’azienda.
La formula outlet praticata dal rivenditore all’interno
del proprio spazio potrebbe invece creare problemi a livello
di target, di posizionamento e in definitiva di identità
del punto vendita. Sicuramente se un punto vendita decide
di non offrire progettazione ed un servizio accurato, puntando
unicamente alla rotazione rapida, la formula outlet può
essere molto commerciale, con il rischio però di entrare
in competizione con i vari mercatoni dell’arredamento.
“Per offrire più flessibilità
al mercato”
Da Torino giunge invece l’opinione di un negozio monomarca:
Sicarmo, storico punto vendita specialista in cucine fin dagli
anni Settanta. Ubicato in zona centrale, con sei vetrine su
strada, espone 11 composizioni su 300 mq e, oltre alla cucina,
inserisce in assortimento alcuni selezionati complementi e
accessori d’arredo. «Rinnoviamo gli allestimenti
mediamente ogni anno e mezzo, massimo due - spiega il titolare,
Andrea Chave -. Nel nostro caso di negozio monomarca Arclinea
- che quindi deve offrire una rappresentazione efficace del
marchio di riferimento e dell’identità di marca
- le cucine vivono in esposizioni importanti, molto articolate
e studiate fin nei minimi dettagli. Si costruiscono vere e
proprie ambientazioni e il supporto del fornitore è
importante. Una strategia espositiva così aggressiva
ci consente di restare nei tempi di rotazione indicati praticamente
su tutti i modelli. A volte può succedere che una particolare
cucina abbia una “vita media” più lunga
nel punto vendita e allora si cercano strategie mirate - attraverso
il dialogo con il produttore - che possono prevedere anche
la sostituzione. L’idea dell’outlet potrebbe essere
interessante (soprattutto se realizzata dalla distribuzione
stessa) perché ritengo che, in questo periodo di eccessiva
polarizzazione dei consumi, potrebbe forse offrire un elemento
di flessibilità al mercato specifico. Dalla mia esperienza,
vedo che è premiante cercare di non essere troppo legati
a certi schemi che - ripeto, in questo periodo - non favoriscono
la rotazione dei prodotti: ad esempio, cerchiamo di proporre
con la stessa incisività tutti i modelli, anche quelli
appena giunti in negozio piuttosto che “spingere”
di più quelli che abbiamo in esposizione da più
tempo».
“Sì alle sinergie con
i fornitori”
Più scettico sul successo della formula outlet è
invece Giuliano Bulgarelli, presidente dell’azienda
Le Stanze Arredamenti che gestisce due punti vendita di arredamento
(di cui uno monomarca, dedicato alla cucina, aperto da
pochi mesi) a Cavezzo e a Modena. «Osservando ciò
che offre il mercato del mobile di questi tempi, direi che
praticamente in ogni showroom si trovano sconti. L’outlet
specialista di cucina potrebbe avere senso se organizzato
da rivenditori magari consorziati e con marchi noti. Forse
funzionerebbe come richiamo per la clientela, che però
oggi trova già sconti interessanti persino sul nuovo,
senza bisogno di acquistare modelli che provengono dalle esposizioni.
Nei nostri punti vendita trattiamo marchi posizionati in fascia
alta, e abbiamo una rotazione media inferiore ai 2 anni, con
casi di modelli che possono restare in negozio più
a lungo. Lavoriamo sul restyling per movimentare l’allestimento,
anche se non è possibile snaturare un modello di cucina:
si può cambiare un top, ad esempio, ma non stravolgere
lo stile.
Ricorriamo inoltre alla scontistica (che può arrivare
fino al 40% per quelle composizioni particolarmente “lente”)
utilizzando cartelli di richiamo, però solo all’interno
del negozio.
Noi retailer abbiamo già di base costi elevati: sono
quindi importanti, e auspicate, tutte le sinergie possibili
con i fornitori per far fronte alle problematiche che, in
momenti non brillanti come quello attuale, rendono ancor più
difficile il nostro ruolo».
“impostare le strategie con i produttori”
Un richiamo a maggiori collaborazioni con la produzione arriva
anche dalla provincia di Brescia.
A Pozzolengo (sulle colline del Garda vicino a Sirmione) si
trova lo showroom Tosi Mobili: 2.500 mq, con un’area
specializzata nella cucina e una media di 35 modelli in esposizione.
«Cerchiamo di rinnovare spesso l’immagine, intervenendo
sui volumi e sui colori di quelle che definiamo aree di gusto».
spiega il titolare Gabriele Tosi Vani.
«Il problema dello smaltimento dell’esposto lo
risolviamo con la vendita al costo e anche sottocosto. Per
quanto riguarda le cucine, riteniamo che i fornitori potrebbero
collaborare meglio con il retail prima di tutto a monte di
questo problema: con una più attenta selezione e conoscenza
dei negozi partner, con i quali impostare strategie per radicare
meglio il proprio marchio.
Dopo il prodotto, credo che il valore più importante
siano i rivenditori che mettono in campo professionalità,
capacità tecniche e di comunicazione. Nella nostra
comunicazione già utilizziamo la parola Outlet - anche
se impropriamente poiché non siamo certo uno “spaccio”
- identificando così le occasioni dei modelli in esposizione.
Notiamo che fa presa sulla clientela, ma non credo che questa
formula possa essere perseguibile con strutture esterne: offriamo
già noi nel punto vendita gli articoli che si potrebbero
trovare in un outlet».
“Una esigenza non sentita”
Dalla Sicilia un’altra voce contraria all’outlet
strutturato per la cucina. È quella di Santomauro Arredi,
nata come azienda artigiana e sviluppatasi nella distribuzione
a partire dagli anni Sessanta. Due punti vendita: uno showroom
a Villafrati e un punto vendita in Palermo, per un totale
di circa 1.000 mq espositivi dedicati alla casa con marchi
di fascia medio-alta e alta nel negozio del capoluogo.
«In questo punto vendita esponiamo cinque modelli di
cucine, con una rotazione che si attesta in media sui due
anni, ma cerchiamo sempre di rinnovare lo styling e il visual
del negozio. Dalla nostra esperienza nella cucina - dichiara
Ino Santomauro, socio addetto alle vendite - non sentiamo
l’esigenza particolare di una ricetta di vendita come
quella dell’outlet.
Già intervengono coincentivi dei fornitori sulle nuove
campionature e di solito riusciamo a vendere l’esposizione
prima di sostituirla. In caso di “smaltimento”
ricorriamo alla svendita in maniera chiara: costo fattura
più 10% di ricarico».
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