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PROGETTO IN TEMA
    di Paola Leone
     
 
L'essenza del contemporaneo
     
 

Le nuove declinazioni del legno, l’affermarsi di un country attuale, le inedite finiture di una materia che ha radici nella memoria e nel gusto: ne parliamo con il designer Gian Vittorio Plazzogna, che ha collaborato con marchi quali Cesar, Elmar, Minacciolo

È unico, ma si declina in un’infinità di qualità, e poi di tonalità e di finiture: il legno. Mutando di genere e tipo, e trasformandolo con tocchi e ritocchi di colore di lacche e vernici, il legno rimane uno dei materiali più durevoli nel corso del tempo e anche uno dei più resistenti, dei più camaleontici nell’aspetto e al contempo più stabili e apprezzati nella memoria dell’uomo. Che se ne impossessa da sempre per riscaldarsi e per costruire case, mobili e oggetti. E il suo fascino immutato, dato dal leggendario ed atavico legame con la cultura di ogni luogo e di ogni tempo, lo rende eterno, familiare, quasi necessario per i nostri spazi abitativi, cucine in primis. Che finalmente hanno saputo rompere in modo innovativo il binomio cucina-in-legno/stile classico per ampliare l’uso del legno ai modelli dal design contemporaneo, utilizzando persino le qualità più tradizionali come il noce, il teak o il rovere. Il gioco sta nelle finiture dei frontali, nei trattamenti di superficie, che vanno dalla semplice protezione con cere ed olii alle vernici trasparenti, che lasciano in evidenza le venature, fino a quelle coprenti, neutre o colorate che svelano solo la texture, per arrivare alle laccature lucide che racchiudono il legno come in uno scrigno di ambra. Ecco allora arredi per cucine raffinati e accoglienti, di gusto contemporaneo, anche se a volte indugiano con decori minimali per “salvare” in parte la memoria dello stile classico. E soIo i designer più eclettici sanno passare con disinvoltura dallo stile più rigoroso a quello più “morbido”, facendo sembrare il legno un materiale ogni volta diverso.
Gian Vittorio Plazzogna è di sicuro tra questi.

Dal country allo chic fino al minimal
Progettista sensibile e versatile, l’architetto Plazzogna si può definire il pioniere del “nuovo country”. In tempi non sospetti, nel 1991, progettava Tolà, e nel 1995 Rio Bò, di Minacciolo, due sistemi d’arredo per la cucina e per la casa realizzati in legno massello che, con sorpresa, non si attorcigliava su sé stesso in pesanti decorazioni - come invece usavano all’epoca le cucine cosiddette “in stile”- ma esprimeva semplicemente il proprio spessore secondo una linea inedita, liberamente ispirata ai mobili inglesi delle cucine di fine ’800. Più ricercata Tolà e più basic Rio Bò, le due cucine rappresentavano l’unica alternativa per chi volesse una cucina in legno massiccio, ma di gusto raffinato e moderno; per la prima volta si proponeva l’arredo “destrutturato”, fatto di elementi funzionali singoli e madie accostati fra loro. Successivamente, il gusto country di Plazzogna si fa “chic” con English Mood, sempre di Minacciolo, creato nel 2001: il legno massello proposto sempre in tinte neutre, si arricchisce ora di piccoli decori scolpiti direttamente sulla struttura dei mobili. La grazia con cui Plazzogna modella il legno rimane inalterata anche quando il designer si dedica alla creazione di arredi di gusto minimal. Con Cesar, con cui inizia a collaborare dal 2000, disegna la cucina Zoe, che viene proposta in ciliegio e rovere, oltre che in laccato; poi disegna Coco, Aria, Frida, in laccati e laminati, per poi creare Yara - che nasce proprio in legno di noce - e successivamente Yara Vip, in legno laccato trasparente, per arrivare ad Elite, del 2008.
E se con Elite Plazzogna ripropone, attraverso il decoro in legno, il lusso e i fasti dello stile classico - rivisitato con l’eleganza che contraddistingue il suo fare progettuale - con Elle, ancora di Cesar, in mostra al Fuori Salone di quest’anno, e con Kila, di Elmar, ripropone la purezza volumetrica dello stile minimale, reso però sempre prezioso dal legno, liscio (per Elle) o texturizzato (per Kila), che come un fil rouge connota da sempre i suoi progetti cucina più riusciti. Un “legame” duraturo, dunque, che l’architetto ci racconta, in sintesi, nell’intervista che segue.

Qual è il plus che la finitura legno conferisce a un sistema d’arredo per cucina? E come mai il legno è sempre e comunque “di moda”?
È una questione di contenuti: il legno da sempre è concepito come un materiale nobile, è legato alla nostra vita, al vivere quotidiano e alla nostra storia, è legato a quel processo naturale di cui noi stessi facciamo parte, per cui la linfa vitale che fa crescere la pianta è in qualche modo simile a quella che fa crescere e progredire gli uomini. In questo periodo storico, inoltre, si va affermando, parallelamente al progresso della tecnologia e conseguenti prodotti sintetici, un bisogno - in un certo senso “inverso” - di elementi materici, naturali, che appagano i sensi. Vedere, toccare il legno - ad esempio di un vecchio pavimento o di un vecchio mobile - suscita in noi una sensazione piacevole, un senso di benessere e quasi di pace interiore. Ecco, forse in questo sta il segreto del legno. E in questo senso l’uso del legno prevarica, supera e cavalca le mode: l’industria e il design sono poi sempre pronti a proporlo in maniera sempre diversa e accattivante.

Quali sono i sistemi di Cesar più rappresentativi e riusciti, che ha progettato impiegando il legno?
Nei modelli della gamma di cucine Cesar il legno è stato usato particolarmente nel modello Yara: diciamo, anzi, che Yara è nata come cucina in legno, cui abbiamo aggiunto in seguito, per completezza di gamma, le finiture laccate. L’immagine base della campagna Yara è infatti una cucina in legno di noce, qualità lignea che volevamo un po’ tirar fuori dal “dimenticatoio” in cui era stata lasciata negli ultimi anni. Il risultato è riuscito sicuramente perché ha risvegliato un po’ nel pubblico quella voglia di materia, palpabile e godibile all’occhio, come sopra accennato.

La finitura Yellow Pine e la betulla connotano la nuova Yara di Cesar. Che cosa esprimono in più queste finiture, in un certo senso inedite per il mercato italiano?
La finitura Yellow Pine non era propriamente una novità, perché era già presente nel mercato, ma è molto vicina al mio gusto, tanto che l’avevo usata in altri prodotti molto tempo prima.
Diciamo che l’intervento fatto per il Yellow Pine di Yara è stato di non coprire completamente il legno, e far quindi apparire la cucina come una cucina laccata, ma di aver fatto intuire il colore originale del legno, attraverso una semi/trasparenza.
La sbiancatura attenua, ma non cancella il colore di fondo dello Yellow Pine, e nello stesso tempo dona una connotazione meno “rustica” al materiale. La finitura betulla è invece una mia vecchia passione legata al mondo del design nordico: una scommessa su una finitura poco impiegata in cucina, anche se particolarmente adatta a questo ambiente, perché la pulizia, il rigore e la limpidezza di questa finitura ben si attagliano al concetto di cucina razionale, tecnologica, moderna.

Tolà e soprattutto English Mood di Minacciolo hanno anticipato un uso del legno
- quello massiccio - e uno stile che prima non c’era, ovvero un country “di design”, sobrio ed elegante, oggi molto in voga.
In che modo il legno viene impiegato in questi sistemi e come si caratterizza la sua peculiare lavorazione?

In questi casi si trattava di traghettare un’azienda originariamente legata al “mondo” dello stile rustico, con radici e riferimento di gusto regionali, verso un “universo” più internazionale. Il legno delle collezioni Minacciolo, quindi, è il protagonista nella definizione dello stile, ma lo abbiamo un po’ “liberato” da alcuni elementi troppo vernacolari, dirottando così lo stile verso un classico pulito, senza troppe aggiunte stilistiche o di “maniera” che “appesantissero” il prodotto. Il legno usato è in gran parte massello, personalizzato da laccature in vari colori tenui e neutrali e quindi sempre ben accostabili con altre preesistenze d’arredo.

Qual è il concept alla base della cucina Elite di Cesar, dove la finitura legno è sinonimo di lusso?
È un ulteriore passo verso una cucina classica, diretta però verso un altro pubblico, che ama un disegno più decorato e più sovrabbondante, dove l’uso di colonnine, paraste, cimase e capitelli fa assumere alla cucina un aspetto più tradizionale.
Volevamo indirizzarci verso una cucina di lusso, una cucina che vuole “apparire”, dedicata principalmente ai nuovi mercati esteri emergenti.


   
 
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