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Le
nuove declinazioni del legno, l’affermarsi di un country
attuale, le inedite finiture di una materia che ha radici
nella memoria e nel gusto: ne parliamo con il designer Gian
Vittorio Plazzogna, che ha collaborato con marchi quali Cesar,
Elmar, Minacciolo
È unico, ma si declina in un’infinità
di qualità, e poi di tonalità e di finiture:
il legno. Mutando di genere e tipo, e trasformandolo con tocchi
e ritocchi di colore di lacche e vernici, il legno rimane
uno dei materiali più durevoli nel corso del tempo
e anche uno dei più resistenti, dei più camaleontici
nell’aspetto e al contempo più stabili e apprezzati
nella memoria dell’uomo. Che se ne impossessa da sempre
per riscaldarsi e per costruire case, mobili e oggetti. E
il suo fascino immutato, dato dal leggendario ed atavico legame
con la cultura di ogni luogo e di ogni tempo, lo rende eterno,
familiare, quasi necessario per i nostri spazi abitativi,
cucine in primis. Che finalmente hanno saputo rompere in modo
innovativo il binomio cucina-in-legno/stile classico per ampliare
l’uso del legno ai modelli dal design contemporaneo,
utilizzando persino le qualità più tradizionali
come il noce, il teak o il rovere. Il gioco sta nelle finiture
dei frontali, nei trattamenti di superficie, che vanno dalla
semplice protezione con cere ed olii alle vernici trasparenti,
che lasciano in evidenza le venature, fino a quelle coprenti,
neutre o colorate che svelano solo la texture, per arrivare
alle laccature lucide che racchiudono il legno come in uno
scrigno di ambra. Ecco allora arredi per cucine raffinati
e accoglienti, di gusto contemporaneo, anche se a volte indugiano
con decori minimali per “salvare” in parte la
memoria dello stile classico. E soIo i designer più
eclettici sanno passare con disinvoltura dallo stile più
rigoroso a quello più “morbido”, facendo
sembrare il legno un materiale ogni volta diverso.
Gian Vittorio Plazzogna è di sicuro tra questi.
Dal country allo chic fino al minimal
Progettista sensibile e versatile, l’architetto Plazzogna
si può definire il pioniere del “nuovo country”.
In tempi non sospetti, nel 1991, progettava Tolà, e
nel 1995 Rio Bò, di Minacciolo, due sistemi d’arredo
per la cucina e per la casa realizzati in legno massello che,
con sorpresa, non si attorcigliava su sé stesso in
pesanti decorazioni - come invece usavano all’epoca
le cucine cosiddette “in stile”- ma esprimeva
semplicemente il proprio spessore secondo una linea inedita,
liberamente ispirata ai mobili inglesi delle cucine di fine
’800. Più ricercata Tolà e più
basic Rio Bò, le due cucine rappresentavano l’unica
alternativa per chi volesse una cucina in legno massiccio,
ma di gusto raffinato e moderno; per la prima volta si proponeva
l’arredo “destrutturato”, fatto di elementi
funzionali singoli e madie accostati fra loro. Successivamente,
il gusto country di Plazzogna si fa “chic” con
English Mood, sempre di Minacciolo, creato nel 2001: il legno
massello proposto sempre in tinte neutre, si arricchisce ora
di piccoli decori scolpiti direttamente sulla struttura dei
mobili. La grazia con cui Plazzogna modella il legno rimane
inalterata anche quando il designer si dedica alla creazione
di arredi di gusto minimal. Con Cesar, con cui inizia a collaborare
dal 2000, disegna la cucina Zoe, che viene proposta in ciliegio
e rovere, oltre che in laccato; poi disegna Coco, Aria, Frida,
in laccati e laminati, per poi creare Yara - che nasce proprio
in legno di noce - e successivamente Yara Vip, in legno laccato
trasparente, per arrivare ad Elite, del 2008.
E se con Elite Plazzogna ripropone, attraverso il decoro in
legno, il lusso e i fasti dello stile classico - rivisitato
con l’eleganza che contraddistingue il suo fare progettuale
- con Elle, ancora di Cesar, in mostra al Fuori Salone di
quest’anno, e con Kila, di Elmar, ripropone la purezza
volumetrica dello stile minimale, reso però sempre
prezioso dal legno, liscio (per Elle) o texturizzato (per
Kila), che come un fil rouge connota da sempre i suoi progetti
cucina più riusciti. Un “legame” duraturo,
dunque, che l’architetto ci racconta, in sintesi, nell’intervista
che segue.
Qual è il plus
che la finitura legno conferisce a un sistema d’arredo
per cucina? E come mai il legno è sempre e comunque
“di moda”?
È una questione di contenuti: il legno da sempre è
concepito come un materiale nobile, è legato alla nostra
vita, al vivere quotidiano e alla nostra storia, è
legato a quel processo naturale di cui noi stessi facciamo
parte, per cui la linfa vitale che fa crescere la pianta è
in qualche modo simile a quella che fa crescere e progredire
gli uomini. In questo periodo storico, inoltre, si va affermando,
parallelamente al progresso della tecnologia e conseguenti
prodotti sintetici, un bisogno - in un certo senso “inverso”
- di elementi materici, naturali, che appagano i sensi. Vedere,
toccare il legno - ad esempio di un vecchio pavimento o di
un vecchio mobile - suscita in noi una sensazione piacevole,
un senso di benessere e quasi di pace interiore. Ecco, forse
in questo sta il segreto del legno. E in questo senso l’uso
del legno prevarica, supera e cavalca le mode: l’industria
e il design sono poi sempre pronti a proporlo in maniera sempre
diversa e accattivante.
Quali sono i sistemi di Cesar più
rappresentativi e riusciti, che ha progettato impiegando il
legno?
Nei modelli della gamma di cucine Cesar il legno è
stato usato particolarmente nel modello Yara: diciamo, anzi,
che Yara è nata come cucina in legno, cui abbiamo aggiunto
in seguito, per completezza di gamma, le finiture laccate.
L’immagine base della campagna Yara è infatti
una cucina in legno di noce, qualità lignea che volevamo
un po’ tirar fuori dal “dimenticatoio” in
cui era stata lasciata negli ultimi anni. Il risultato è
riuscito sicuramente perché ha risvegliato un po’
nel pubblico quella voglia di materia, palpabile e godibile
all’occhio, come sopra accennato.
La finitura Yellow
Pine e la betulla connotano la nuova Yara di Cesar. Che cosa
esprimono in più queste finiture, in un certo senso
inedite per il mercato italiano?
La finitura Yellow Pine non era propriamente una novità,
perché era già presente nel mercato, ma è
molto vicina al mio gusto, tanto che l’avevo usata in
altri prodotti molto tempo prima.
Diciamo che l’intervento fatto per il Yellow Pine di
Yara è stato di non coprire completamente il legno,
e far quindi apparire la cucina come una cucina laccata, ma
di aver fatto intuire il colore originale del legno, attraverso
una semi/trasparenza.
La sbiancatura attenua, ma non cancella il colore di fondo
dello Yellow Pine, e nello stesso tempo dona una connotazione
meno “rustica” al materiale. La finitura betulla
è invece una mia vecchia passione legata al mondo del
design nordico: una scommessa su una finitura poco impiegata
in cucina, anche se particolarmente adatta a questo ambiente,
perché la pulizia, il rigore e la limpidezza di questa
finitura ben si attagliano al concetto di cucina razionale,
tecnologica, moderna.
Tolà e soprattutto
English Mood di Minacciolo hanno anticipato un uso del legno
- quello massiccio - e uno stile che prima non c’era,
ovvero un country “di design”, sobrio ed elegante,
oggi molto in voga.
In che modo il legno viene impiegato in questi sistemi e come
si caratterizza la sua peculiare lavorazione?
In questi casi si trattava di traghettare un’azienda
originariamente legata al “mondo” dello stile
rustico, con radici e riferimento di gusto regionali, verso
un “universo” più internazionale. Il legno
delle collezioni Minacciolo, quindi, è il protagonista
nella definizione dello stile, ma lo abbiamo un po’
“liberato” da alcuni elementi troppo vernacolari,
dirottando così lo stile verso un classico pulito,
senza troppe aggiunte stilistiche o di “maniera”
che “appesantissero” il prodotto. Il legno usato
è in gran parte massello, personalizzato da laccature
in vari colori tenui e neutrali e quindi sempre ben accostabili
con altre preesistenze d’arredo.
Qual è il concept alla base della
cucina Elite di Cesar, dove la finitura legno è sinonimo
di lusso?
È un ulteriore passo verso una cucina classica, diretta
però verso un altro pubblico, che ama un disegno più
decorato e più sovrabbondante, dove l’uso di
colonnine, paraste, cimase e capitelli fa assumere alla cucina
un aspetto più tradizionale.
Volevamo indirizzarci verso una cucina di lusso, una cucina
che vuole “apparire”, dedicata principalmente
ai nuovi mercati esteri emergenti.
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