Mai
come quest’anno le imprese chiedono non tanto consuntivi
sul passato quanto informazioni su presente e futuro. Partendo
dall’andamento 2008 del settore nei diversi Paesi UE,
proviamo a tracciare alcune possibili prospettive
Il Baltic Dry Index (riportato nel grafico
a fianco) indica bene il polso della congiuntura europea negli
ultimi 24 mesi: un andamento frizzante sino a metà
2008, poi qualcosa è successo e i mercati si sono fermati
(quasi) all’unisono.
Se entriamo nel dettaglio dei singoli settori (e qui parliamo
di mobili per la cucina) differenze vi sono state: nel nostro
caso a fermarsi sono state prima Spagna e Gran Bretagna, poi
l’Italia e forse per ultime la Germania e la Francia.
Ma il trend è comune. Il consumo europeo di cucine
a fine anno segnava un meno 5% in quantità, ma il dato
su base annua è la risultante di un primo semestre
probabilmente in positivo e un secondo semestre sotto del
10%.
La situazione si fa più critica nei primi mesi del
2009: se negli Stati Uniti le vendite di cucine segnano un
meno 20% a gennaio, analoga performance al ribasso si segnala
anche in Germania nei primi due mesi dell’anno.
IL CONSUMO EUROPEO A FINE 2008 SEGNA UN MENO
5% IN QUANTITà,
MA LA SITUAZIONE NEL 2009 è PIù CRITICA
In Spagna la caduta ha una motivazione specifica: per un triennio
non vi è stato Paese in Europa dove non si sia costruito
di più. Doveva finire, ed è finita: un Paese
di 40 milioni di abitanti torna ad avere un potenziale di
mercato diciamo di 500mila cucine, le 800mila degli ultimi
tempi sono irripetibili.
AL MOMENTO SONO LE MEDIE IMPRESE, E NON LE
GRANDI, A SOFFRIRE DI PIU' PER LA FLESSIONE DEL MERCATO
razionalizzazioni in corso
In Gran Bretagna vi sono altre specificità: si tratta
del Paese europeo maggiormente finanziarizzato e gli aspetti
finanziari della crisi si trasmettono dagli Stati Uniti alla
Gran Bretagna più velocemente, e più in profondità,
rispetto ad altre economie.
Salta in Gran Bretagna la catena MFI (100mila cucine in libera
uscita per i competitor) e tutte le altre catene sono costrette
a vendere con una clausola che in pratica rassicura la clientela
sulla propria capacità di garantire la consegna della
cucina a fronte del pagamento dell’anticipo.
Alcune grandi imprese produttrici sono lungimiranti e iniziano
una serie di procedure di razionalizzazione.
I grandi lavori in casa Alno per la verità sono iniziati
da anni e hanno anche portato a rivoluzionamenti nel management.
Nobia (10% del mercato europeo) riduce il numero delle proprie
business unit (ad esempio Magnet e Gower diventano una sola
unit) con significativi risparmi.
Al momento, sono le medie imprese, e non le grandi, a soffrire
di più per la flessione del mercato. Alcune hanno chiuso
(Espalux, Teisseire, Ebke, Habemat) ma in genere arrivano
a conclusione storie di difficoltà iniziate da tempo.
Durante le crisi i winners di domani si fanno le ossa.
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