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Disegnata da Opera
Work in Progress,
la cucina Terminal
è un progetto
d’arredo per uno
spazio a elevata
funzionalità, in cui
una linea continua
disegna differenti
piani e livelli.
Nella foto è
proposta con basi
impiallaciate teak
e piano di lavoro
in acciaio.
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Fra i marchi più
noti che hanno scritto la storia italiana della cucina componibile,
Salvarani non ha mai cessato di essere un riferimento importante
per il consumatore. La conoscenza spontanea del marchio è
ancora oggi uno dei pilastri su cui l’azienda ha costruito
la strategia per un pieno rilancio del brand, dopo il passaggio
avvenuto nel 1996 al Gruppo Feg, anch’esso leader storico
nel mercato del mobile.
Un vantaggio competitivo accresciuto dalla capacità
del Gruppo di analizzare il mercato e proporre innovazione
concreta. Valori che per Salvarani sono oggi gli assi portanti
su cui investire, con l’obiettivo duplice di selezionare
e qualificare la distribuzione e di determinare un posizionamento
nella fascia medio-alta chiaro e sincero. «Con Salvarani
- spiega Sergio Cassina, direttore generale del Gruppo Feg
- proponiamo cucine che, pur vestite di una carica aspirazionale,
non dimenticano mai le funzioni che deve svolgere l’arredo
in un ambiente che ha vincoli e spazi ben definiti. Cucine
concrete per una casa possibile. In questo senso il confronto
con i designer che collaborano con noi allo studio di nuovi
progetti è sempre filtrato dalle nostre conoscenze
del mercato e dal feed back che abbiamo dalla distribuzione.
Un rapporto, quest’ultimo, che è diventato ancora
più stretto anche grazie a Compagnia del Mobile, la
catena di franchising che oggi conta 50 punti vendita, in
cui armoniosamente coesistono le cucine Salvarani, alcune
create in esclusiva per l’insegna, e le proposte giorno
e notte di Feg».
La “circolazione delle idee” e il confronto sono
uno dei punti fermi della politica del Gruppo sia all’interno
sia all’esterno dell’azienda. Ogni decisione presa
è frutto di un percorso di elaborazione dove tutti
sono chiamati ad esprimersi, mentre gli incontri in azienda
organizzati a rotazione con gruppi di clienti sono ulteriori
occasioni di verifica.
Il dialogo diretto con la distribuzione si rinsalda ogni giorno
anche attraverso l’ufficio di progettazione interno
dove un team di architetti, coadiuvati da due stylist e dall’ufficio
grafico, studiano soluzioni espositive ad hoc per i punti
vendita. Una squadra che, insieme alla responsabile della
comunicazione, riesce a mettere a punto un’immagine
coerente di Salvarani che inizia a vivere nello showroom dell’azienda,
circa 1.000 metri quadri (di cui vediamo qui alcune riprese),
per arrivare nel punto vendita, parlando lo stesso linguaggio
con il pubblico attraverso advertising e cataloghi. «Dal
gennaio 2005 - aggiunge a questo proposito Sergio Cassina
- due architetti avranno il compito di recarsi direttamente
nei punti vendita dei nostri clienti per poter studiare insieme
a loro un layout espositivo che sappia raccontare al meglio
i valori della cucina
Salvarani. La politica di branding e comunicazione su cui
stiamo investendo prevede un totale allineamento al posizionamento
medio-alto in cui abbiamo identificato la Salvarani di oggi
e, in questo processo, è fondamentale il ruolo della
distribuzione».
I risultati costituiscono il migliore riconoscimento della
politica intrapresa e sono ancora più significativi
in anni così complessi. La crescita a due cifre di
questi ultimi due anni premia anche gli investimenti compiuti
nel nuovo stabilimento. Da gennaio 2002, infatti, la produzione
Salvarani è stata trasferita in una nuova unità
produttiva di oltre 20.000 mq a Giussano, vicino a Milano,
sede della capogruppo e cuore di quella Brianza che ha fatto
grande il design italiano nel mondo. «Una tradizione
che abbiamo nel nostro dna, insieme alla solida volontà
di confrontarci sempre con i bisogni reali del mercato».
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