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Un mercato quello
italiano che sta attraversando forti cambiamenti, sia dal
punto di vista della distribuzione che delle tendenze di consumo
e di fruizione degli oggetti. Ne abbiamo parlato con Walter
Bongiorni, amministratore delegato di Villeroy&Boch Arti
della Tavola Italia.
“Il nostro mercato presenta aspetti unici e particolari.
La distribuzione
è infatti ancora ben presidiata dal dettaglio tradizionale,
anche se si colgono segnali di difficoltà, soprattutto
in aree metropolitane (Milano, Bologna, Napoli, ad esempio).
Inoltre, pur considerando che il mercato tende a non espandersi,
non si vedono ancora spostamenti di qualche significato su
cataloghi virtuali, né tensioni dovute a ingressi di
importanti gruppi internazionali del retail. Ci sono invece
indicazioni chiare di evoluzione della presentazione di prodotto
da parte di realtà come Rinascente e Coin e relativo
riposizionamento nell’ambito della proposta-casa. In
questo contesto, la peculiarità del mercato italiano
diventa un interessante caso di riferimento strategico, con
un ritorno importante dal punto di vista economico per il
Gruppo V&B.
Negli ultimi 5-6 anni il mercato italiano è tra i migliori,
sia come risultati assoluti che relativi su scala mondiale,
traguardo mantenuto in costante miglioramento in percentuale
durante l’aumento di fatturato (dal 2002 al fatturato
atteso 2007 si prende una crescita del 70% circa), anche come
redditività. In effetti, il “caso V&B Arti
della Tavola Italia” ha destato e desta interesse e
curiosità sia all’interno
che all’esterno della “famiglia V&B”,
proprio a causa dei risultati e della dinamica che lo caratterizza,
pur essendo difficilmente esportabile. Inoltre, è ormai
chiaro che il nostro è un mercato maturo e di alto
standard di aspettative in termini
di novità di prodotto, buon gusto, apprezzamento di
progetto, design applicato: aver successo in Italia è
quindi estremamente gratificante e un buon viatico per un
successo internazionale”.
Quali sono gli asset su cui si basa il successo del brand
nel nostro mercato?
“V&B è presente in Italia da molti decenni
e continua a espandersi grazie a un sempre maggior numero
di spazi, corner o shop-in-shop V&B (oltre 270), che rendono
visibile in modo adeguato il marchio e leggibili i prodotti.
Il visual viene curato da un team di quattro specialisti che
coprono tutto il territorio nazionale. Questo è certo
uno degli asset. Ma le chiavi di lettura sono molteplici.
Le altre sono ovviamente la “storia” dell’azienda,
la notorietà della marca espressa in una logica internazionale
(elemento sempre più importante per il successo in
chiave nazionale), un sottile ma intuibile “fil rouge”
che lega proposta a proposta, percepito dal consumatoree di
cui abbiamo recentemente avuto una prova straordinaria. Per
la prima volta V&B ha attuato in alcuni paesi una singolare
azione promozionale e di marketing, proponendo al mercato
la possibilità
di acquisto con il 50% di sconto di un decoro storico in uscita
di produzione, il Basket. In Italia sono stati coinvolti circa
250 rivenditori. L’investimento pubblicitario è
stato legato al visual-vetrina e a una brevissima campagna
pubblicitaria.
Il risultato è stato cinque volte superiore le aspettative!
La collezione
non è stata comprata soprattutto da chi già
aveva precedentemente acquistato lo stesso decoro: solamente
per il 35/40%, mentre per circa il 60% si è trattato
di clienti nuovi. Chi altri nel settore, se non V&B, potrebbe
permettersi una simile iniziativa?
Ecco quindi che, parlando di asset, chiuderei con questo “sentiment”
affettivo verso V&B, e con il giusto riconoscimento ai
nostri partner, i nostri Concessionari: senza la loro costante
collaborazione, tutto questo non sarebbe possibile”.
Quali possono diventare invece i fattori di criticità?
“Criticità oggi significa soprattutto conoscersi
bene dentro e fuori, senza alcuna paura del futuro e ben consapevoli
del passato e del presente. V&B arriva da lontano, un
po’ di fiatone l’ha tirato fuori e ha capito che
la pause rilassanti si pagano, così come gli errori
di progetto o di investimento. D’altra parte, si devono
comunque testare strade nuove e gli errori (pochi!) ci stanno.
Siamo in una fase decisamente positiva: le forti innovazioni
tecnologiche (robotica, ecc.) stanno dando eccellenti risultati
e finalmente si vedono concretamente i ritorni dei massicci
investimenti effettuati. Chissà che tra tre-cinque
anni le aziende del settore che hanno così fortemente
delocalizzato, perdendo maestranze altamente specializzate
e know-how locale, non abbiano a pentirsi.
Criticità è, infine, gestire la conoscenza del
mercato e rispettarne l’evoluzione. La si supera riuscendo
a percepire in tempo i segnali, che ci sono e sono decifrabili
in termini operativi”.
In che modo un’azienda come Villeroy&Boch riesce
a valutare i driver più importanti a livello di tendenze
di consumo e di fruizione degli oggetti per la casa e trasformarli
in strategie di prodotto e di marketing vincenti?
“I team al lavoro, uno per progetto, si sono moltiplicati
negli ultimi due anni. Contemporaneamente, si è abbassata
molto l’età media e ci si avvale anche di contributi
esterni. Naturalmente, questo non risolve di per sé
il punto.
In realtà, si tratta di un lavoro estenuante e in continuo
“progress”.
In corso d’opera, tutto può essere ridiscusso
o azzerato, per poi ricominciare. Sono necessari grande fiducia
in sé stessi e molta determinazione per portare avanti
i progetti. V&B è una industria, non una media
azienda artigianale e gli errori costano cari. Eppure nel
DNA aziendale ci deve essere la capacità
di poter sbagliare e assorbirne le conseguenze. Il successo
del concept Vivo, già testato in Germania, Austria
e Svizzera, destinato a un nuovo modo di intendere e vivere
il quotidiano (sarà in consegna in Italia a febbraio)
è un esempio della capacità di essere sul mercato
a 360 gradi. Sul piano manageriale, infine, è stato
fatto un grande sforzo nella globalizzazione, ora forse secondo
logica dovrebbe seguire un periodo di consolidamento dei risultati
raggiunti. Ma il mercato lo consentirà? Se non apri
negozi V&B in India adesso, davvero lo potrai tranquillamente
fare tra anni?”
In un panorama distributivo caratterizzato da forti cambiamenti
quale deve essere il ruolo di un’azienda ch vuole essere
un punto di riferimento per il dettaglio?
“Non sono sicuro che V&B debba forzatamente essere
vista come un punto di riferimento per il retail. Ognuno ha
il diritto di ritagliarsi i suoi riferimenti, soprattutto
su scala globale. In Italia, si è sinora privilegiato
e supportato il “sistema” del dettaglio specializzato,
con poche varianti.
Esiste un solo negozio V&B direttamente gestito, a Milano,
e due punti outlet. Non si vede la necessità per ora
di operare diversamente, visti i risultati positivi. Ci piacerebbe
in futuro portare avanti nuove iniziative, assieme anostri
partner locali, in centri commerciali di buon livello. Ci
sono dati che vengono poco letti, ma forse è il caso
di ricordare che l’Italia è oggi, con 12 milioni
di mq, il quarto paese (dopo Gran Bretagna, Francia, Germania)
in Europa per superficie esistente più progettazione
approvata. Forse è arrivato il momento, da parte di
alcuni dei nostri Concessionari, di considerare i fatti e
cercare, come alternativa di sviluppo, di “uscire”
dalla logica dei centri storici”.
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