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La
merce esposta sul marciapiede appena fuori dall’ingresso,
come in questo esempio nell’elegante Rue Saint
Honorè a Parigi, può costituire
un richiamo cui difficilmente chi passa può sottrarsi.
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L’andar
per vetrine rimane uno degli esercizi più praticati
dai consumatori di ogni paese. Apparentemente perché
non presuppone, almeno nelle intenzioni, acquisti non programmati.
Ma, nell’ottica del negoziante, come si può trasformare
questa pratica in possibile fonte di vendite? Semplice: attraverso
la conoscenza dei comportamenti di acquisto del pubblico all’esterno
della vetrina e la conoscenza e l’applicazione di tecniche
atte a rendere la vetrina uno stimolo all’ingresso in
negozio.
Per meglio spiegare e comprendere, ricorreremo ancora una
volta alle ricerche, in particolare a quella appena effettuata
sul pubblico che cammina sui marciapiedi di città ad
alto tasso di shopping. Questa indagine attesta una serie
di fatti che è importante registrare.
Prima di tutto che, se non si ferma sufficiente pubblico davanti
alla vostra vetrina, ciò significa che c’è
qualcosa che non va nella funzione della vetrina stessa.
Secondo aspetto: sono prevalentemente le donne che guardano
le vetrine e lo fanno solitamente in modo molto professionale.
Terzo, il tempo medio per vetrina è di circa quaranta-sessanta
secondi. Quarto, quando qualcuno si ferma, ciò attira
altre persone. Quinto: chi percorre il marciapiede tenendosi
sul lato interno tende a guardare le vetrine più di
chi passa sull’esterno; ma chi le guarda da lontano
gode solitamente di una visuale migliore. Sesto, chi si ferma
a guardare una cosa che lo interessa, è più
disposto a lasciarsi attrarre da qualcos’altro nei paraggi.
Basterebbero questi pochi elementi per stabilire che: le vetrine
vanno allestite con lo scopo di attirare, stupire, creare
uno stato d’animo positivo e di curiosità (meglio
sempre presentare in vetrina una o poche cose eclatanti che
cento insignificanti!); quindi bastano pochi elementi e una
giusta coreografia. Che le vetrine vanno costruite “per”
la donna, principalmente, per cui occorre lavorare sui fattori
che più colpiscono la sua psiche. Che bisogna tener
conto di tutti i fattori ambientali di zona (semafori, scuole,
situazioni che possono rallentare o accelerare i flussi) per
mettere in atto strategie atte a favorire il window-shopping
del vostro negozio. Là dove è possibile è
stato utile mettere sulla strada elementi che facessero fermare
l’attenzione: pensiamo, per esempio, a un espositore
con mazzi di fiori freschi e profumati... invita a soffermarsi
e intanto a dare uno sguardo alla vetrina e al negozio. A
tutto quanto sopra detto, vanno aggiunti ancora alcuni fondamentali
elementi: la luce e il suono. La luce attira, con i suoi effetti,
le sue intermittenze, la sua capacità cromatica. E
così il suono. Suono non vuol dire fracasso, intendiamoci.
Parliamo di soluzioni che salvaguardino sempre, comunque,
la piacevolezza e il buon gusto del pubblico passante. |