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    testo e foto di Danila Donati
     
 
Il design
verde e friendly del nord
     
 

 

Carambole (design Matti Klenell)

 

Drip Drop wis design
(design by Anna Irinarchos e Lisa Widèr)

 

Cappellini, Foresta magica (foto di Magnus Skóglöf)


Stockholm Design House, Barbara Carafe
(design by Nina Jobs)


SOS, Disaster Area Design Bar
 

Stoccolma
“Salvare il pianeta con stile”: rispetto dell’ambiente e sviluppo sostenibile sono stati i veri protagonisti del Salone del mobile tenutosi nella capitale svedese

Su una superficie di 56.000 meri quadri di esposizione, si è svolta nel mese di febbraio la Fiera del Mobile di Stoccolma (Stockholm Furniture Fair/Northern Light Fair), il corrispettivo scandinavo del nostro Salone del Mobile milanese.
Per la città svedese si tratta di un evento di grande rilievo, è la “Settimana del design” e la capitale pullula di eventi e manifestazioni (quest’anno se ne sono svolte più di 50 in ogni parte della città) rivolte a promuovere lo stile e la creatività scandinava.
E la fiera è in crescita, i numeri parlano chiaro. È ormai l’evento di riferimento per il mercato nord europeo e sta iniziando ad attirare attenzione e consensi da parte di espositori e visitatori provenienti anche da altre parti d’Europa, italiani in prima linea.
“Quest’anno il salone ha registrato 792 espositori – ha affermato Charlotte Wiking, business manager dell’evento – di questi più del 37% provengono dall’estero. Oltre alla Svezia, le cinque nazioni con un maggior numero di presenze sono Danimarca, Norvegia, Finlandia, Italia ed Estonia. 180 gli operatori gli esordienti; per l’Italia, un nome per tutti, Driade”. Ma il nostro Paese è stato grande protagonista dell’edizione 2008 soprattutto per la presenza di Giulio Cappellini, ospite d’onore e vera star della sette giorni svedese.
Presentato come “leggenda del design mondiale”, Cappellini ha incantato il pubblico con la sua Foresta Magica, un’esibizione “total green” presentata nella hall di ingresso; in un’atmosfera vagamente pop la ‘foresta’ di Cappellini era pensata come un luogo deputato all’incontro e allo scambio, ma in totale relax e tranquillità. Una scelta, quella del colore verde, certamente non casuale per un’edizione della fiera che ha declinato nella variante del design il concetto del rispetto dell’ambiente e dello sviluppo “sostenibile”. E se per altri paesi europei, Italia in testa, questa attenzione si sta facendo strada solo di recente, per i paesi come la Scandinavia è da sempre parte integrante della cultura. Una sensibilità che nel design nordico si traduce nella predilezione per l’utilizzo, rispetto a quelli artificiali, di materiali naturali come il legno o il vetro, e che fa il paio con il riferimento costante che i designer rivolgono alla ricerca del benessere psicofisico della persona (ergonomia, sicurezza dei prodotti per l'infanzia, attenzione ai problemi dei disabili ecc).
Al Salone il concetto di ecosostenibilità è stato protagonista anche grazie a Designboots (www.designboost.se), società fondata dai designer David Carlson e Peer Erikson, con lo scopo di aiutare compagnie e organizzazioni a condividere conoscenze su questo versante specifico oltre che sul design in generale. Sul tema critico delle valenze competitive dell’ecodesign famosi designer si sono confrontati con il mondo dell’industria e con i rappresentanti della Svenk Form, l’associazione più antica al mondo in questo settore (1845) che è impegnata in prima linea nell’intento di diffondere una maggiore cultura “verde” e che a questo proposito alla fine dell’anno passato aveva lanciato la campagna “Saving the Planet in Style” (Salviamo il pianeta con stile).
“Sicuramente c’è una nuova attenzione a livello internazionale da parte del pubblico riguardo gli aspetti ecologici – ha affermato Giulio Cappellini – e non c’è dubbio che noi designer dobbiamo pensare a creare oggetti e prodotti rispettosi dell’ambiente: abbiamo la possibilità, infatti, di sperimentare l’utilizzo di nuovi materiali naturali, ma dobbiamo anche impegnarci nell’ideare nuovi metodi di produzione ecologici”.

Nuovi materiali e non solo

“Concentrarsi sui materiali non basta – continua Cappelllini – dobbiamo produrre oggetti “straordinari”, il cui ciclo vitale sia più duraturo possibile. Oggetti “long seller” sono già una garanzia per evitare l’inquinamento del pianeta”.
Della stessa opinione una coppia di giovani designer svedesi emergenti che hanno scelto un nome d’arte evocativo: Save our Souls (SOS), al secolo Johannes Carlstrom e Magdalena Nilsson, rispettivamente 29 e 26 anni. A loro è stata affidata la realizzazione di un’area del Salone, a cui è stato dato un nome evocativo “Disaster Area Design Bar”, un grande spazio, arredato anche con luci ad effetto, in cui il visitatore poteva sedere su grandi lettere dell’alfabeto che formavano le parole greed, hate, lies e fear (avidità, odio, menzogne, paura).
“Ciò che noi tentiamo di fare – afferma Magdalena Nilsson – è usare il silenzio tra i “disastri” per diventare più consapevoli. Invece di tentare di dimenticare vogliamo portare l’attenzione sui problemi e offrire al pubblico un’esperienza visiva di ciò che sta accadendo”.
"Abbiamo iniziato a lavorare due anni e mezzo fa – afferma Carlstrom – in un periodo difficile, con la guerra in Iraq, il cambiamento del clima... Ci siamo interrogati su come avremmo voluto lavorare in questo mondo, consapevoli che come designer avremmo prodotto altri oggetti in un pianeta già stracolmo di “prodotti” da smaltire. E guardandoci in giro, vedevamo molti oggetti ripetitivi, senza un’idea, privi di originalità.
Abbiamo in primo luogo pensato di creare qualcosa che rimanesse, che non venisse gettato via. Abbiamo poi provato ad agganciare alle nostre linee di prodotto un messaggio, che comunicasse al pubblico qualcosa che andasse oltre la forma e la sostanza dell’oggetto in sé. Così nella nostra prima collezione del 2006, incentrata sulle conseguenze create dall'industria petrolifera, abbiamo proposto anche una la lampada con la forma e il colore di goccia di petrolio”.
“All’inizio è stato difficile convincere il mondo della produzione a seguire i nostri principi – aggiunge Magdalena Nilsson – eravamo sconosciuti… ma fortunatamente ci siamo riusciti, qualcuno ha creduto in noi e ci ha sostenuto. Ora che abbiamo ottenuto successo è davvero molto più semplice”.
“Il dialogo con il mondo dell’industria è fondamentale” afferma Matti Klenell, designer e artista molto affermato in Svezia (ha lavorato per BRIO, Moooi, Offect e parecchi dei suoi lavori sono presenti nella collezione permanente del Museo Nazionale svedese a Stoccolma). “Il problema è che solitamente si fa ricadere la responsabilità della scelta sul designer, mentre è certamente una responsabilità collettiva. In più per un artista è più difficile essere coinvolto in una discussione di tipo ecologista.
Benché ovviamente aperto e interessato a questo tipo di tematiche, sono anche curioso di sperimentare nuovi materiali, desideroso di scandagliare nuove forme di espressione. Utilizzare il vetro piuttosto che il legno, per fare un esempio, può essere adeguato se questo tipo di materiale asseconda la mia ispirazione”. Anche per Klenell la soluzione sta nella qualità intrinseca del prodotto: creare oggetti “long sellers” in grado di essere amati nel tempo da chi li ha acquistati.

   
 
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