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Gli
ultimi due moduli di Casatile Educational, dedicati rispettivamente
alla shopping experience e alla gestione economica-finanziaria
del punto vendita, hanno chiuso il programma di formazione
elaborato dalla nostra rivista e rivolto al retail, dedicato
alle problematiche più attuali della distribuzione.
Il successo riscosso dall’iniziativa ha confermato l’esigenza
del settore di sviluppare competitività e competenza,
con la necessità di utilizzare strumenti e concept
innovativi.
La Shopping Experience
La Shopping Experience è stata il
tema centrale del terzo appuntamento con il Casastileducational
(la serie di incontri di formazione per retailer organizzati
dalla testata de Il Sole 24 Ore Business Media in partnership
con ART-Confcommercio e Macef e sponsorizzati da Akzo Nobel
Coatings).
In particolare, gli interventi dei relatori hanno toccato
gli aspetti dell’ambientazione nel punto vendita e dell’intrattenimento,
che insieme contribuiscono a dare valore esperienziale alla
visita del punto vendita e all’atto d’acquisto.
Progettare la comunicazione del punto vendita
Marisa Galbiati (professore associato e docente di Comunicazione
Multime-diale al Politecnico di Milano, Facoltà del
Design) ha aperto i lavori con un intervento sul tema del
punto vendita come luogo di comunicazione poiché “sono
sempre più numerose le esperienze che testimoniano
la tendenza a concentrare sul pdv una grossa parte delle attività
di comunicazione. Ai fini di un processo di valorizzazione
del negozio è interessante capire le leve di comunicazione
utili a sviluppare al me-glio il modello di business.”
Partendo dalla constatazione che è la comunicazione
che permette una diversa percezione del prodotto nel consumatore,
vera leva per il successo di una marca e per mostrarne l’identità,
proprio la comunicazione è una parte im-portante della
costruzione del prodotto e della sua valorizzazione. “Fare
comunicazione significa fare cultura, costruire valori e dare
informazioni attraverso una forma di narrazione. La comunicazione
è una pratica culturale e anche il punto vendita può
diventare luogo di formazione e di pratica culturale. Così
come la casa, attraverso i suoi oggetti, esprime la personalità
di chi la abita, anche il punto vendita trasmette la propria
identità, attraverso alcuni elementi chiave della comunicazione
d’impresa”.
Questi elementi sono sia materiali, sia immateriali. Tra i
primi vi sono l’architettura (la sede, il luogo fisico,
l’ubicazione dell’impresa), il brand name,
l’immagine pubblicitaria, il packaging,
gli eventi collegati al brand. Altra cosa sono invece le risorse
umane che possono trasmettere valori positivi come la gentilezza,
l’eleganza, la disponibilità, l’efficienza
e l’organizzazione del lavoro: in sintesi, il “clima”
che si respira nell’azienda.
L’importante è che tutti questi strumenti di
comunicazione siano armonicamente coordinati, come un’orchestra
dalla bacchetta di un abile direttore.
Nella progettazione della comunicazione è cioè
necessaria una regia.
Si passa così da una comunicazione orientata al prodotto
a una comunicazione più ampia sulla filosofia del brand:
una nuova visione che anziché dar voce a un monologo
dell’azienda rivolto al cliente, costruisce un dialogo
tra l’azienda e il cliente. “La comunicazione
diventa quindi un ponte tra il brand e il consumatore: il
problema che si pone è quello dei mezzi da usare, in
quest’epoca di media automation. Vi sono moltissimi
media a disposizione, anche molto diversi: la città
stessa è un mezzo di comunicazione (pensiamo a interventi
come gli stickers pubblicitari) oltre agli strumenti digitali
di vario genere. Siamo passati dall’era dell’interruzione
pubblicitaria a quella del coinvolgimento, cioè dell’experience:
dal concetto di negozio a quello di esperienza di shopping;
dalla qualità del prodotto all’emozione del consumo;
dalla funzionalità all’esperien-za sensoriale.”
Alcuni esempi di experience sono spesso orientati a spiazzare
e sorprendere il consumatore. Come nel caso del guerrilla
marketing: interventi pubblicitari o eventi che si fanno ricordare
anche se sono unici e quantitativamente ridotti (come i maxi-cartelloni
“pezzi unici” di Mini BMW e Big Bubble negli Usa:
for-me di ambient marketing).
I punti vendita stessi possono diventare luoghi di experience
design: alcuni temporary store sono un esempio estremo (Ice
Bar, il bar tutto di ghiaccio inaugurato alla Triennale Bovisa
a Milano e sponsorizzato da una bevanda alcolica che si beve
appunto ghiacciata; Alixir Food, che ha offerto assaggi personalizzati
dei propri prodotti salutisti in un contesto di informazione
sull’alimentazione corretta). Anche i casi di co-marketing
possono generare esperienza: quando due o più aziende
presentano insieme un’iniziativa che spesso esula dal
loro core business ma serve a “offrire” un evento,
magari culturale. O infine i concept store che veicolano,
attraverso il disegno del punto vendita, l’identità
di marca. Come fa Prada, che trasmette l’idea del lusso
esponendo i propri pezzi come fossero gioielli, oppure Camper
che annette al negozio un bar all’insegna dell’informalità,
o infine La Tessitura di Como che racconta la storia del prodotto
che vende (la seta) attraverso l’ambiente (una ex-tessitura
appunto) e un mega schermo che fa da scenografia visiva del
racconto.
“Si possono riassumere in sei principi guida gli elementi
della shopping experience: le esperienze devono essere coinvolgenti,
tangibili, plurisensoriali, giocare sulle tecnologie High
Tech-High Touch, costruirsi su una logica di partecipazione
e infine orientarsi al racconto e non alla semplice illustrazione
del prodotto.”
Gli strumenti multimediali
L’intervento di Francesca Piredda (do-cente della Facoltà
di Design del Po-litecnico di Milano) ha mostrato, attraverso
una serie di case history internazionali, come gli strumenti
multimediali possano contribuire a tradurre in pratica, sul
punto vendita, i principi della shopping experience. Partendo,
ad e-sempio, dall’esterno del negozio, dalla vetrina,
con l’impiego di monitor che, attraverso filmati, raccontino
in modo spettacolare il prodotto, piuttosto che mostrarlo
semplicemente. Un’ulteriore evoluzione è la vetrina
touch-screen: una forma interattiva che può dare informazioni
e altri servizi anche quando il negozio resta chiuso. “All’interno
del punto vendita si possono utilizzare vi-deoproiezioni per
tematizzare l’esperienza, ad esempio con immagini in
movimento che connotano e immergono nello spazio di vendita,
con stimolazioni sonore e visive. Oppure giocando sulla luce,
con videoproiettori collegati a sensori di movimento che attivano
la proiezione al momento del passaggio del visitatore. O,
infine, con sensazioni sonore. Un altro utilizzo delle tecnologie
è quello ludico, che permette di costruire esperienze
coinvolgenti, orientate an-che all’apprendimento, fornendo
informazioni e spiegazioni in modo giocoso. Altro esempio
sono i led throwies (luci a bassissimo consumo) impiegati
negli eventi: si possono utilizzare per segnare percorsi o
evidenziarne alcune zone”.
Attrarre e coinvolgere per fidelizzare
Lia Tagliavini (responsabile della co-municazione di POLI.design
Consorzio del Politecnico di Milano) ha evidenziato l’importanza
della fidelizzazione della clientela. “La shopping experience
è un mezzo per attrarre e acquisire nuovi clienti ma
ha una funzione importante nel mantenere legati i propri migliori
clienti.
Non ci si deve infatti limitare a sedurre il cliente, bisogna
essere pronti a sposarlo, per tre buoni motivi: la competizione
sul mercato cresce sempre più; il cliente è
infedele; la fedeltà invece paga .Per le seguenti buone
ragioni. I clienti fedeli costano meno dei clienti occasionali
e danno quindi la possibilità di conseguire vantaggi
di costo rilevanti rispetto a concorrenti caratterizzati da
un portafoglio di clienti meno solido. I clienti fedeli sono
di norma disposti a sostenere un moderato premium price piuttosto
che dover incorrere nell’incertezza del cambiamento;
tendono ad aumentare i propri volumi di acquisto; attivano
un efficace processo di diffusione di un’immagine positiva
dell’azienda, attraverso il passaparola.
Diversi studi hanno dimostrato che una delle ragioni principali
di “fedeltà” ad un marchio o a un punto
vendita sta nella sua capacità di costruire un “ponte
e-mozionale” verso i suoi clienti e di dimostrare che
la fiducia che viene ad esso accordata è ben riposta”.
Secondo il marketing emozionale, se non si provocano emozioni
è difficile generare consumi e soddisfazione. Il pdv
dovrà quindi perseguire il coinvolgimento sensoriale
del cliente.
Un luminare del marketing come Kotler già nel 1973
affermava che esiste una stretta relazione tra la capacità
dell’ambiente del punto vendita di suscitare emozioni
e la probabilità di effettuare acquisti non pianificati
da parte della clientela.
“Quello che emerge è che i retailer per conquistare
la leadership in un mercato sempre più competitivo
devono differenziarsi caratterizzando sempre di più
la loro offerta, non solo in termini di prodotti esposti ma
soprattutto in termini di servizi a valore aggiunto e di costruzione
di una store atmosphere efficace”. Si tratta quindi
di “superare i limiti” tradizionali, puntando
a spettacolarizzare il prodotto, sorprendendo il consumatore
e in sintesi trasformando il punto vendita in un “point
of pleasure” per innescare nel fruitore del punto vendita
uno stato emotivo positivo.
Tutti i sensi del marketing emozionale
Uno dei nuovi sviluppi del marketing emozionale è
il marketing olfattivo, ba-sato appunto sull’impiego
di uno dei sensi direttamente collegato alla parte del cervello
che regola le emozioni.
Se in termini quantitativi prevalgono la vista e l’udito,
in termini qualitativi predomina l’olfatto: basti l’esempio
di un bellissimo frutto che però… emana un odore
sgradevole. “L’olfatto lascia inoltre un ricordo
indelebile, spesso collegato alla situazione positiva –
o negativa – vissuta la prima volta che si è
percepito un certo odore, spiega Giorgio Mandarano, responsabile
marketing di Oikos Fragrances.
L’olfatto può essere impiegato come strumento
di marketing con ricadute dirette sul punto vendita. Può
infatti creare un effetto di “rottura” con l’esterno
e identificare e connotare l’atmosfera del negozio,
imprimendola in un ri-cordo indelebile.
Tuttavia non si possono definire a priori delle fragranze;
si può invece procedere secondo i livelli applicativi
della co-municazione olfattiva partendo dalla deodorazione
del negozio, ovvero l’eliminazione degli odori. Si passa
quindi alla profumazione, che consiste semplicemente nel dare
una connotazione ol-fattiva positiva all’ambiente e,
quindi, al-la funzionalizzazione che consente la stimolazione
di risposte comportamentali specifiche (con la diffusione
ad e-sempio di fragranze rilassanti, antistress ecc.).
Gli ultimi due livelli entrano invece nel mondo del marketing:
la tematizzazione e la valorizzazione.
Nel primo caso la leva olfattiva enfatizza contenuti e supporta
strategie di marketing esperienziale; nel secondo va a incidere
sul valore percepito del prodotto, rafforzandolo.
Il marketing olfattivo può essere impiegato su due
fronti: in rapporto diretto con il prodotto, per generare
un’esperienza nell’atto di acquisto; come strumento
di comunicazione, per rafforzare i contenuti di comunicazione
sul punto vendita”.
Progettare lo spazio per costruire la relazione
Valeria Iannilli (architetto, ricercatore in Disegno Industriale
e docente della fa-coltà di Design del Politecnico
di Mila-no) ha presentato, attraverso una ricca serie di esempi
di spazi di vendita, una lettura progettuale dell’esperienza
di consumo, introducendo il concetto di “scenario”,
ovvero di un’interazione complessa e simultanea tra
l’identità del punto vendita e le attività
sensoriali e cognitive della sua clientela.
“Il design si è sempre distinto come componente
fondamentale della competitività tra le imprese; l’esperienza
come leva competitiva viene introdotta nel momento in cui
si osserva che, per differenziare e rendere i prodotti riconoscibili
fra gli altri, non basta più agire solo sulle loro
caratteristiche, ma è in-vece necessario elevare il
grado di coinvolgimento tra impresa e consumatore. Del resto
tutto il sistema comunicativo e informativo si fa più
complesso. Spazi multicanale che interagiscono tra loro aumentano
lo spazio d’azione dell’impresa: dal punto vendita
al negozio temporaneo; dal sito internet all’evento;
dall’etichetta del prodotto al web o al cellulare.
Lo spazio progettato si espande: la lu-ce, i materiali, i
colori, i ritmi di pieni e vuoti, i prodotti accostati in
un certo modo, i servizi, le relazioni umane; in pratica l’intero
contesto assume le caratteristiche di “esperienza totale”.
Il punto vendita assume sempre più una connotazione
relazionale: non è più uno spazio per l’acquisto
e la vendita ma luogo di svago e di socializzazione, di crescita
e di confronto culturale.
Attraverso le tecniche di visual merchandising, mostrare uno
o più prodotti significa costruire dei contesti, mentre
il ruolo crescente della dimensione percettiva, sensoriale
e cognitiva durante lo scambio economico si esprime attraverso
una comunicazione complessa e articolata.
“I retailer di oggi devono leggere, informarsi, guardare
i competitors e non solo i concorrenti diretti, quelli che
sono riusciti a costruire uno scenario : i consumatori hanno
già molte informazioni sui prodotti quando arrivano
al negozio, quindi devono trovare qualcosa in più e
i soli servizi non bastano. Il punto vendita deve riuscire
ad affascinare i suoi pubblici (spesso diversi) con i suoi
racconti e con la sua identità”.
Il controllo di gestione
L'ultimo appuntamento con il ciclo di incontri CasastilEducational,
promosso dalla testata edita dal Sole 24Ore Business Media
in collaborazione con Art e Macef, non poteva capitare più
opportuno, visti i temi che ha affrontato. Nel bel mezzo della
tempesta finanziaria, della caduta di fiducia nel sistema
bancario e degli annunci di recessione, fare un po' di chiarezza
sulla gestione economica e finanziaria del punto vendita (questo
il tema della giornata di formazione) è stato molto
apprezzato dai negozianti che vi hanno partecipato, grazie
anche alla capacità del relatore a contestualizzare
argomenti poco accattivanti, ma cruciali per il buon andamento
delle imprese commerciali.
A guidare i partecipanti nei meandri della contabilità
di bilancio con un argomentare chiaro ed efficace è
stato Fabio Serini, docente della business school de Il Sole
24Ore, oltre che alle università di Pisa e di Napoli.
I risultati econonomici e patrimoniali
La premessa, che vale per tutti gli im-prenditori, è
che l’immediato effetto della crisi finanziaria (ma
anche della prossima entrata in vigore del protocollo Basilea
2 che stabilisce un rating per le aziende che chiedono finanziamenti)
è che il sistema bancario sarà molto più
attento a valutare il rischio delle attività imprenditoriali
e quindi più attento ai numeri e ai risultati delle
aziende con cui lavora. “Questo fatto – ha ammonito
Fabio Serini – induce la consapevolezza che tutti gli
imprenditori dovranno essere un po’ di più controllori
di se stessi”.
Come? Proprio a partire dal controllo di gestione. Tecnicamente
i risultati sono l’ambito pragmatico nel quale l'azienda
misura il raggiungimento dei suoi obiettivi e devono quindi
essere misurabili e non interpretabili. Tre sono quindi gli
ordini di individuazione dei risultati: economici, patrimoniali
e monetari. “I risultati economici (i ricavi meno i
costi) so-no quelli più immediati per comprendere come
vanno gli affari: tendono – ha sottolineato Serini –
a cambiare quotidianamente, ma non offrono alcuna certezza.
Tuttavia se i risultati economici sono negativi, gli altri
parametri peggiorano”.
I risultati patrimoniali, a loro volta, sono quelli valutati
con maggiore attenzione dalle banche nel caso di richiesta
di finanziamento. Ma anche gli imprenditori stessi devono
prestare molta attenzione, sull’aspetto patrimoniale,
sul quale si concentrerà l’attribuzione del rating
dell’impresa. Bisogna evitare poi di cadere nell’errore
che soprattutto il piccolo imprenditore italiano tende troppo
spesso a compiere, adottando la formula giuridica della società
di persone: confondere il patrimonio personale con quello
dell’azienda.
Per quanto riguarda i risultati monetari, vi è un metodo
molto semplice per mi-surarli: se la cassa del primo giorno
del mese è inferiore a quella dell’ultimo giorno
del mese, allora il punto vendita funziona, è in grado
cioè di generare cassa, cioè liquidità.
Questo risultato è determinato dal fatto che si incassa
subito e si pagano i fornitori dopo un certo periodo di tempo.
“Se però in cassa si avrà meno denaro
perché è stato investito, si avrà un’azienda
più patrimonializzata”, annota l’esperto.
Quindi è un fatto positivo.
Vi è un altro elemento che l’imprenditore deve
tenere bene presente: che le discordanze tra equilibrio economico
ed equilibrio monetario si individuano subito. Soprattutto
da parte del fisco, che ha ormai consolidato il principio
che tutti sono evasori. Spetta quindi al contribuente dimostrare
la correttezza delle operazioni e per questo motivo deve essere
sempre in grado di ricostruire le situazioni contestate.
Serini ha dato particolare enfasi agli aspetti patrimoniali
dell’azienda, sottolineando un errore tipico che si
compie soprattutto in fase di start-up: quello cioè
di non capitalizzare l’azienda, di non generare cioè
del patrimonio proprio, preferendo le formule di leasing o
di affitto: “Se l’azienda non ha patrimonio attivo,
non offre nemmeno garanzie”.
Il che non significa che l’azienda non possa o non debba
essere indebitata. Se l’indebitamento è il frutto
di un piano di espansione, per esempio, è valutato
positivamente dal sistema creditizio, ma deve essere improntato
alla massima trasparenza e alla tempestività delle
in-formazioni. Il rischio da evitare in tutti i modi è
la messa in mora attraverso il “dichiarato stato di
insolvenza” e la conseguente iscrizione alla centrale
dei rischi.
Avere una strategia di bilancio
“Non si può però essere campioni in tutti
e tre gli indici (economici, patrimoniali e monetari, ndr)
– ha affermato Serini – per questo è importante
impostare una precisa strategia di bilancio stabilendo una
rotta da seguire (il budget) e pilotare giorno per giorno
tenendo sotto controllo i costi e i ricavi”.
Il bilancio, dunque, diventa lo strumento principale che deve
guidare le scelte aziendali sia per ciò che riguarda
gli aspetti patrimoniali - le immobilizzazioni (materiali,
immateriali e finanziarie), l’attivo circolante (i crediti,
il magazzino), la liquidità, che costituiscono le attività,
e il patrimonio netto e i debiti (“attenzione a non
superare la soglia critica del 70%”), che rappresentano
invece le passività. Sia per quanto attiene al conto
economico, con qualche indicazione: se i co-sti variabili
sono strettamente connessi all’andamento delle vendite,
i costi fissi spesso sono la rappresentazione dell’ego
dell’imprenditore e “in una fase economica come
questa – ha suggerito Serini – chi non lavora
sulla struttura dei costi fissi può trovarsi di fronte
a seri problemi. Sembrano passati i tempi in cui si cresceva
sui volumi e non sull'utile. Oggi persino grandi gruppi industriali
stanno impostando il proprio budget su volumi più bassi.
Con conseguenze im-prevedibili per chi non saprà lavorare
sulla propria struttura dei costi”.
Un calendario di eventi e promozioni a tema
Un richiamo all’operatività propria dei negozianti
d articoli per la casa, la tavola e la cucina è poi
giunto nella seconda parte della giornata, con l’intervento
di Tiziana Menozzi, titolare dell’omonimo punto vendita
di Reggio Emilia, che ha condiviso con i colleghi la propria
esperienza di negozio di successo. Il ragionamento è
il frutto dei cambiamenti dei consumi e della struttura della
società: la lista nozze che non rappresenta più
il core business dell’attività, il Natale che
ha aumentato la sua rilevanza, concentrando addirittura il
30% del fatturato in 40 giorni di attività, l’affacciarsi
della Pasqua, suggerimento che proviene dalle grandi fiere
internazionali, come evento da cavalcare. Insomma la necessità
per questi negozi di programmare un calendario di eventi che,
proprio come il budget di bilancio, possano aiutare a pilotare
l’attività, e che ha impatti organizzativi e
sul layout del punto vendita.
Menozzi ha provato a suggerire il proprio calendario, organizzato
in bimestri: le promozioni a gennaio-febbraio, da attivare
in un’area del negozio distinta e identificabile, senza
fagocitare la parte dedicata alle liste nozze.
L’introduzione del tema pasquale a marzo-aprile seguito
dalla centralità delle liste nozze in maggio-giugno,
affiancate da articoli stagionali.
Luglio-agosto invece sono concentrati sulle liste nozze, che
a settembre-ottobre diminuiscono e allora per il negoziante
resta il tempo di dedicarsi ad attività di promozione
del punto vendita, per esempio con la partecipazione a fiere
con un proprio stand. A novembre e dicembre, infine, il Natale
è il tema attrattivo attorno al quale ruota il negozio.
La promozione è però l’argomento più
importante nei confronti del consumatore e per questo motivo
occorre avere sempre qualche prodotto in promozione lungo
tutto il corso dell’anno. In questa area di lavoro anche
la collaborazione con il produttore diventa un elemento determinante.
“Purché si agisca con estrema trasparenza nei
confronti del cliente. Con un’accorta programmazione
e con un’adeguata comunicazione, anzi, il cliente si
prenota per tempo per usufruire della promozione. E soprattutto
bisogna comunicare al consumatore che questa è legata
a un determinato numero di prodotti e a un periodo definito
e, soprattutto, è fatta in collaborazione con il produttore.
Se io negoziante posso acquistare per la specifica promozione
un certo numero di prodotti a condizioni favorevoli, è
giusto che il cliente sappia che non si sta giocando “sporco”
nei suoi confronti, ma che è una normale pratica commerciale”,
ha sottolineato Menozzi, rispondendo a chi ha sollevato la
questione della ge-stione del cliente che si sente tradito
quando finisce la promozione e acquista lo stesso prodotto
a prezzo pieno.
E per quanto riguarda le promozioni a tema?
“Si tratta di calibrarle in funzione del tipo di negozio,
della capacità di cogliere uno specifico interesse
e declinarlo a-deguatamente. Se pensate al “mese della
ceramica” perché non ospitare in determinati
giorni un artigiano che modella i prodotti sotto gli occhi
dei clienti?
Oppure si possono legare le promozioni ad eventi di breve
durata, per esempio la festa della mamma”.
Oppure, è stato proposto, dar vita a una community
dei partecipanti all’educational per mettere a punto
e condividere iniziative a tema.
I nuovi strumenti tecnologici per la gestione
Generare traffico è il vero must per qualsiasi negozio
di prodotti di consumo e, in tal senso, un contributo è
arrivato dagli ultimi due interventi dedicati rispettivamente
alle tecnologie e ai servizi di credito al consumo.
Loris Frezzato, giornalista di Computer Reseller Business,
mensile de Il Sole 24 ore Business Media, ha ricordato come
oggi gli italiani siano molto più tecnologici nella
propria dimensione domestica che in quella lavorativa e per
questo motivo le statistiche che indicano che il 45% dei punti
vendita non ha un computer in negozio rischiano di falsificare
la realtà, perché il computer è ormai
uno strumento di utilizzo personale e non necessariamente
è legato al negozio. In ogni caso, le uniche aziende
che stanno prosperando sono quelle che investono in tecnologia.
E se per le grandi organizzazioni l’adozione delle tecnologie
è evidente, per i piccoli e indipendenti negozianti
l’operatività quotidiana spesso è molto
lontana dalle tecnologie. Invece, anche e soprattutto per
i dettaglianti tradizionali, il ricorso ai nuovi strumenti
non solo consente di controllare la gestione e di tenere sotto
controllo il business (con l’assistenza di Pc Shop e
dealer che possono aiutare nella scelta di software gestionali
pacchettizzati a moduli, pronti all’uso), ma permette
di impostare una strategia di presenza in Internet, che non
sarà solo una vetrina, ma qualcosa in più, dall'e-commerce
alla gestione dei clienti, dall'invio di e-mail per annunciare
le promozioni alle vere e proprie liste di nozze on line.
“Da sei mesi abbiamo aperto un sito internet dal quale
effettuiamo anche commercio elettronico – è intervenuto
Maurizio Grandi, titolare della Ditta Saccocci di Siena –
e abbiamo i primi riscontri positivi, anche nella gestione
delle liste nozze”.
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